Gabriele Mattera
(...) Se nei "Pescatori" Vitaliano Corbi aveva
visto "gli
ultimi esemplari, certo un po' sfiancati e smarriti, di un'antica
stirpe italica, discesa da Giotto fino al Nostro Novecento" - ed
era un'osservazione lucidissima - nelle "Bagnanti" "protagonista
della pittura di Mattera è diventata la durata insostenibile,
ossessiva di una luce meridiana...", ".. è l'aria
caliginosa d'una interminabile, torrida giornata d'estate, che avvolge
tutto nel suo spessore umido, e assorbe la luce, la filtra e la rimanda
con mille riverberi che abbagliano e sfocano la vista". Ecco, dunque,
che si fa strada un'annotazione di paesaggio, di ambiente, ma con l'opportuna
precisazione che si tratta di "qualcosa di molto lontano dal genere
pittorico del paesaggio". In realtà, la variazione tematica è indicativa
di un processo di trasformazione anche linguistica che tocca le
corde di una più sottile elaborazione mentale, diciamo pure
di meditazione. La spessa materia dei "Pescatori" si scioglie
fino alla rarefazione, le immagini sono impaginate secondo schemi
sempre più semplici e non aneddotici, direi proprio oltre le tipologie
del naturalismo, di una mimesi della realtà.
(...) Ecco poi la tenda, vuoto involucro, "placenta o sudario",
che evoca la dimora provvisoria, instabile dell'uomo, il suo viaggio
e il suo riposo, il suo raccogliersi e il suo dibattersi fra gli oscuri
meandri della psiche, e il suo aprirsi alla luce, al mondo esterno.
La tenda come figura, infine, di quel "falso movimento" che
dal luogo della nascita a quello della morte, costituisce l'illusione
tragica dell'esistenza.“Come un 'impronta di luce”, “Come
una fetta di luna in una notte d'inverno”, “Come una medusa”, “Come
una sacca di carne”: titoli che insistono sull'ambiguità dei
riferimenti. Naturalistici, per così dire, e tuttavia gravidi
di allusioni, di corrispondenze profonde. Le immagini dirette
e inequivocabili dei passati cicli pittorici hanno lasciato il campo
a qualcosa di più instabile, sfuggente, ad un simulacro di
realtà densamente fisico, certo, ma ugualmente aleatorio come
identità. Si potrebbe parlare di un naturalismo interiorizzato,
se il termine non si prestasse ad un'interpretazione riduttiva e anzi
fuorviante. Certo è che da un'immagine naturale, comunque la sia
voglia intendere, Mattera; sembra non voler prescindere come dato
di partenza oggettivo, come termine di rapporto emozionale, come
condizione della coscienza su cui agiscono la visione e la memoria,
l'assillo del presente e il tempo come durata della coscienza stessa.
Fino a giungere ad accenti perfino visionari in certe immagini che s'accampano
come inquietanti apparizioni» (Claudio Spadoni).
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