Mario Mazzella
"(...) I suoi quadri, nella essenzialità figurativa e stilistica
che li fa riconoscere a prima vista, denotano l'ispirazione lirica dell'autore,
la sua tensione a risolvere nell'annonia della coniposizione l'intricato
moto dell'esistenza. È questo un carattere doininante della tradizione
espressiva ischitana, la sua segreta poetica che sale da radici antiche
ricche di uniana comprensione.
La visione della vita che emerge dalle tele di Mazzella si nutre di evocazioni
che sembrano avvolte di silenzio, tese a celebrare gli atti essenziali
della vita nella loro perenne sacralità.
Il tempo, soprattutto l'ultinio tempo, quello catastrofico della metamorfosi
turistica, risulta rimosso e sotterraneamente condannato, quasi a voler
tramandare l'immagine archetipica del inondo prima della sua apocalisse.
Colori intensi, netti, animano le strutture corporee di un rigoroso e
levigato volume, con prevalenza di motivi statici e statuari e tale solennità si
prolunga nel paesaggio, nelle architetture che campiscono sullo sfondo
del cielo e del mare. Da tale disposizione consegue una fertilità sicura
e costante, lontana da facili clamori come da soggezioni ideologiche,
ma che attinge dalla precisa conoscenza della tradizione il sostegno
consapevole della propria opera individuale svolta con rigoroso controllo
tecnico e inventivo e risolta in un affascinante racconto ove avviene
la fusione tra storia e leggenda, quotidiano ed eterno.
Se un dono appartiene alla pittura, qualunque sia la stia appartenenza
stilistica, esso è quello di esprimere il vero nella favola della
luce. E la luce che splende nei quadri di Mazzella, che stringe in unità le
sue tele, è indubbianiente una luce "ischitana", capace
di esprimere l'anima segreta, il "mito domestico" come magistralmente
ha chiarito Doinenico Rea a cui questa testimonianza si collega. Ma nel
parlare di una luce ischitana, di un'anima e di una storia ischitana,
ho dovuto, per carità di patria, distogliere gli occhi da quanto è avvenuto
e sta avvenendo nell'ultiino decennio, con la tanto conclamata rivoluzione "omologatrice" e
con i suoi mirabolanti effetti liberatori. Come Ischia deve tutelare
il proprio ambiente, così deve tutelare la propria storia, i molti
documenti della sua tradizione e deve essere attenta ai suoi uomini di
cultura e di arte che ne sono i continuatori" (Edoardo Malagoli). "(...)
Tutte le immagini di questo pittore sembra provengano da lontano sotto
la scia di un velo misterioso che ha indotto molti suoi critici a parlare
di una pittura collocata fìiori del tempo. Ma a ripensarci, si
potrebbe dire il contrario: che la pittura di Mazzelia, nella sua olimpicità e
nella straordinaria precisione delle cifre, è come una ferita
continuamente rimarginata, che ha inglobato il dolore e lo ha lasciato
in sospeso allo stato di fanfasma" (Domenico Rea).
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