Ernst Bursche
Ernst Bursche nasce a Carlsberg-Oberlausitz il 27-7-1907.
Già all'età di 10 anni (frequentava le elementari) si
fa prorompente in lui la necessità di comunicare attraverso
il disegno, la rappresentazione grafica. Nel 1922 segue un corso
come litografo nell'istituto d'arte "Fratelli Weigand" a Bautzen
(a quel tempo una delle più grandi aziende del settore in Germania).
Nel 1927-28 frequenta l'Istituto Accademico d'Arte a Dresda, città che
già da tempo aveva meritato l'appellativo di "Firenze
dell'Elba" in quanto centro vitale della cultura tedesca.
L'anno dopo frequenta i corsi di pittura tenuti da Otto Dix presso l'Accademia
Statale delle Belle Arti, sempre a Dresda.
L'incontro con il grande maestro dell'Espressionismo tedesco rappresenta
un momento di fondamentale importanza nella maturazione artistica di
Bursche. Nel 1930 diviene ancora più stretto il rapporto
con Dix, in quanto egli si distingue come primo allievo del corso.
Le vicende che coinvolgono Bursche in questo periodo sono comuni a tutta
una generazione di artisti che viveva a Dresda, e non solo, in quegli
anni difficili della Germania tra le due guerre.
Ernst nel 1930 aderisce all'ASSO (Associazione degli artisti rivoluzionari tedeschi)
che più tardi, nel 1933, darà vita alla Dresdener Sezession; quando
molti artisti attraverso la loro opera denunciarono, respingendo sin dall'inizio
il processo di nazificazione che si voleva operare sulla cultura tedesca, i miti
irrazionalistici di quella dittatura, della violenza e della sopraffazione.
Gli anni in cui Otto Dix viene allontanato dalla sua cattedra ed a molti pittori,
tra cui Bursche, fu interdetto di dipingere e violenta fu l'epurazione nei confronti
di quell'arte definita "degenerata".
Ma è importante ricordare che, proprio in quegli anni, a Dresda
alla Accademia di Belle Arti, conobbe Rolando Hettner, allievo prima,
assistente dopo del maestro Otto Dix. L'incontro, la frequentazione quindi
l'amicizia con Hettner e la moglie Marfriede Salomon, rappresentano l'occasione
per Bursche di venire per la prima volta in Italia e precisamente a Milano
(1940), dove si ferma una settimana ospite del pittore che qui si era
stabilito sin dal 1937, seguendo il destino di molti altri intellettuali
tedeschi esuli dalla Germania nazista.
Sempre nel 1940 ci sarà la prima esposizione importante dei disegni
di Bursche, nel circolo d'Arte a Colonia.
Nel 1945 la città di Dresda viene duramente colpita e quasi interamente
distrutta da violenti bombardamenti da parte degli aerei alleati.
Il bombardamento durò tre giorni consecutivi, luttuosi, il 13, 14 e 15
febbraio; la parte vecchia della città era una rovina ed anche lo studio
di Bursche non venne risparmiato, tutte le sue opere andarono distrutte.
Ernesto non vuole che si parli di questo periodo, certamente anni tristi,
tragici ancor più per chi li ha vissuti sulla propria pelle.
Nel 1946 partecipa alla prima mostra d'arte pantedesca a Dresda e, nello stesso
anno, viene allestita una esposizione dei suoi lavori presso l'Accademia delle
Belle Arti a Berlino Est.
Bursche giunge per la prima volta sulla nostra isola nel 1958, si ferma
ad Ischia Porto e durante questo suo soggiorno ischitano, tramite
la sig.ra Marfriede risposata Scotti (la loro casa era allora un punto
di riferimento costante per artisti ed intellettuali di ogni parte d'Europa),
conosce il pittore, suo
connazionale, Werner Gilles che trascorreva un periodo di vacanza
a S. Angelo, allora borgo di pescatori molto frequentato ed amato dagli
artisti. Con Gilles conobbe anche Bargheer, ma con quest'ultimo non c'è mai
stata troppa frequentazione.
Ricordo, una sera di alcuni anni addietro, un incontro tra i due, molto
distaccato e formale e, quando Bursche ritornò a sedersi al proprio
tavolo al Bar Internazionale, Bargheer mi disse: "Questo è uno
che sa il fatto suo". Non approfondii, ma il tono inequivocabilmente
pacato e serio di quelle poche parole, mi fecero capire che erano
state dette con sentimenti di stima e di rispetto per l'uomo e per l'artista.
Ancora ad Ischia, sempre nello stesso periodo, conobbe Hans Purmann.
Nel 1963 trascorre il suo periodo di ferie a S. Angelo e qui ritorna
sino al 1966; mentre l'anno dopo si stabilisce per la prima volta a Forio.
Da allora son trascorsi 19 anni ed Ernesto è ancora qui a Forio,
nella sua bella casa di Via Chiena, a parlare per ricostruire, per
rivivere queste note che brevemente vogliono riassumere tutti i suoi
77 anni, pur con qualche comprensibile black out. Il ricordo talvolta
rifiuta di ricordare.
Nel 1958, aggiunge, si poteva uscire liberamente dalla Germania
Est. Sua moglie, la cara Olga, ed il figlio già dal '52 vivevano
stabilmente nella Germania Occidentale; per cui egli, che trovava sempre
maggiori difficoltà per
recarsi a trovare i suoi cari, nell'anno 1962 lasciò definitivamente
Dresda per andare a raggiungere la famiglia a Düsseldorf. Quando
scappò dalla
DDR, tutti i suoi lavori furono sequestrati, almeno quelli che si
trovavano nello studio di Dresda. Si era già da tempo rassegnato
a rinunciare ai suoi quadri (Dresda fatale per la sua pittura, prima
il bombardamento, poi il sequestro!), quando - notizia freschissima -
gli è stato comunicato in
questi giorni che potrà presto rientrare in possesso delle sue
opere, grazie ad una serie di accordi culturali stipulati di recente
tra le due Germanie.
Questa mostra foriana è certamente un momento qualificante della
produzione artistica di Bursche, ma non vuole essere e non può essere
a carattere retrospettivo, proprio per il materiale limitato nel numero
e comunque riferito agli ultimi decenni della sua pittura. Una raffinata
antologia di acquarelli, alcuni con tecnica mista (acquarello e pastello),
che parlano esclusivamente dell'isola d'Ischia.
Paesaggi marini, il monte Epomeo, le nature morte: i fiori e l'uva. Questi
i temi ricorrenti che parlano un linguaggio espressionista anche se non
sempre nella formulazione canonica del termine, a dimostrazione che non
si può parlare
dell'Espressionismo come di un blocco monolitico, ma bensì d'espressionismi
diversi. Inequivocabilmente legato, quello di Bursche, all'area Mitteleuropea,
quantunque filtrato attraverso una luce, quindi una sensibilità di
colori tipici del paesaggio mediterraneo ed ischitano in particolare.
Un blu intenso tra cielo e mare, una teoria di terre a significare la rocca
tufacea di S. Angelo nei colori drammatici di una nascita, estrusa dal mare,
che lotta per sopravvivere. Ancora più impressionante è la forza
trachitica che sprigionano le rocce di Punta Caruso, aperta sul mare con
le fauci spalancate; e la simpatia tra quella natura di mare e rocce, fa sì che
anche le rocce si materializzino nei colori del mare. Bursche conosce bene l'elemento "acqua",
i suoi infiniti mutamenti, le sue tante sfumature accompagnate dai chiarori
del cielo e dalle sferzate del vento; non dimentica l'Elba, il grande
fiume tedesco che respira nel porto di Dresda. Superfici vellutate, delicate
nei bei fiori di cardo e di carciofo viola-cobalto; anche qui terre verdi
stemperate in una luce discretamente diffusa. Grappoli d'uva nei colori autunnali,
con racemi e foglie rossastre-carminio ad esprimere una equilibrata composizione,
dove le grandi macchie di colore, anche se audaci, si risolvono in una suggestione
animistica.
L'Epomeo, spezzettato, frantumato nella sua natura; rivisitato in una "stimmung" lucida
ed attenta dove il colore cangia continuamente dai blu duri alle ocra accese;
altrove nei colori dell'estate una macchia gialla, punti bianchi-case risparmiate
nell'azzurro. I fiori, perché tanti fiori?
Nel ‘76 Ernesto viene ricoverato d'urgenza a Berlino; durante
la sua lunga degenza in ospedale (7 settimane) riceveva spesso,
dai suoi cari e dagli amici, composizioni floreali che ritornano in modo
ossessivo nella sua pittura, in una primavera di colori e di ritrovata
gioia di vivere. Mi colpisce un falchetto, rovinato sulla sabbia: si
confonde con la sabbia stessa nei colori della morte. Una scena raccapricciante,
resa ancor più drammatica
dalla monocromia del paesaggio, sottolineata da questa decomposizione
in itinere del corpicino del rapace abbracciato dalla terrea materia.
Ci allontaniamo da quest'oasi di serena, contadina tranquillità,
mentre il microtaxi viene fagocitato dal traffico e dalla calca festaiola dei
villeggianti in stoffe variopinte.