Note
1) De Pippo T. E Al. – Morfologia della spiaggia sommersa ed individuazione delle modificazioni indotte dagli interventi antropici nel litorale compreso tra punta del Soccorso e punta Caruso nel Comune di Forio (Isola d'Ischia, Napoli), Roma, Geologia Tecnica & Ambientale n. 2, (Rivista del Consiglio Nazionale dei Geologi), (Apr. – Mag. 2000). - De Pippo T. E Al. – Ipotesi di intervento di ripascimento lungo la spiaggia dei Maronti (Comune di Barano - Isola d’Ischia - Napoli), Roma, Geologia Tecnica & Ambientale n. 1, (Rivista del Consiglio Nazionale dei Geologi), (Gen. – Mar. 2000).
2) Sardella F., Architetture d’Ischia, p. 153, 1985.
3) C.I.S.S.T., Haeckel e l’Italia, la vita come scienza e come storia, p. 124, Saggio 1993.
4) Al riguardo si vedano anche Appendice C, Appendice E .
5) Si veda l’Appendice 82.
6) AA. VV. (a cura di Arturo Fratta), La fabbrica delle navi – Storia della cantieristica nel Mezzogiorno d’Italia, p. 36, Napoli 1990. Il brano riportato si riferisce nello specifico ad Amalfi ma il suo contenuto è di evidente validità generale (vedi Appendice 82).
7) G. d’Ascia, Storia dell’isola d’Ischia, cit.
8) Si rimanda al riguardo alla lettura del noto quadro di J. Ph. Hackert (v.. l’Appendice E).
9) Poco più di 500 m in linea d’aria separano questa Torre dalla spiaggia della Chiaia.
10) Si ricorda che il nome di questo ufficiale è variamente riportato nella bibliografia consultata.
11) 1/3 secondo quanto si legge in Russo F., Le Torri anticorsare vicereali....2001, p. 77.
12) Sulla base dei dati forniti da Russo F., Le Torri anticorsre... , cit., p. 77, si hanno: 382 m per un falcone da 6, 435 m per un sagro da 12, e 450 m per una colubrina da 25 libbre piemontesi (1 lb piemontese = 0,370 kg): mediamente poco meno di ¼ di miglio.
13) Nel seguito, a questa etichetta devono riferirsi le opere destinate all’interdizione interna.
14) E’ da rilevarsi ancora una volta che sia la Torre di Zale, sia quella di Montevico, vennero erette in luoghi ove preesistevano manufatti dello stesso genere, anche se il loro stato di conservazione a questa data non è ancora noto: la relazione dell’ingegnere incaricato della ricognizione nell’Isola, sempre che sia disponibile, potrebbe fornire gli elementi mancanti.
15) Cervera G. G., Questa è Ischia, p. 113.
16) In Monti P., Ischia, archeologi e storia.. p. 562, nota 92, si legge: Cfr. cartine topografiche dell’Isola d’Ischia (1586-1700), riportano sempre segnata la torre di Monte di Vico. Essa, per quanto è stato possibile verificare, appare per la prima volta nella carta di C. De Rosa…(seconda metà del XVIII sec.)
17) Russo F. – Le Torri anticorsare vicereali con particolare riferimento a quelle della costa campana, pp. 293/299 – Castella 74, pp. 225/228, Piedimonte Matese, Tipografia del Matese S.R.L., (Apr. 2001).
18) Monti P. - Ischia, Archeologia e Storia, p. 562, Napoli, Tipolitografia F.lli. Porzio, (1980).
19) L’altra Batteria, quella dell’Annunziata, potrebbe corrispondere ad altro nome della postazione difensiva di Punta Pozzo, a proposito della quale si ricorda di aver trovato anche una Batteria del Pozzillo.
20) Russo F. – Le Torri anticorsare vicereali con particolare riferimento a quelle della costa campana – Castella 74, Piedimonte Matese, Tipografia del Matese S.R.L., (Apr. 2001).
21) Haller C. (Un Ultramontain) – L’Isola d’Ischia, Napoli, pag. 65, La Città del Sole – Manes Ed., (lug. 1998).
22) Johnston-Lavis H. J. – Monograph of the Earthquakes of Ischia – A Memoir dealing with the Seismic Disturbances in that Island from remotes times, with special observations of those of 1881 and 1883, and some calculations by Rev. Prof. Samuel Haughton, London-Naples
23) La Torre del Perrone, Napoli, S. C. 00458471. e 193
24) Questa torre è ben visibile nella celebre carta di Mario Cartaro (1586).
25) Sardella, Architetture.. cit. e La Batteria del Molo, Biblioteca Nazionale di Napoli, Sezione Manoscritti, Busta N° 25 B, Fogli 81, 82, 93
26) Russo, cit.
27) Per le funzioni di monitoraggio, e probabilmente non solo per queste, si devono anche considerare alcuni campanili delle chiese di Barano, Fontana e Serrara. Da tener presente anche la zona di S. Pancrazio, in cui vi fu un posto di guardia del Cordone sanitario.
28) Broccoli, cit.
29) L’orizzonte che si apre alla vista di chi raggiunga La Preta (Appendice 88) e la sommità delle costruzioni che si trovano su essa, è veramente sorprendente per ampiezza ed individuazione di notevoli punti di riferimento nella vicina Forio.
30) 26 e 173
31) D’Ascia, Storia.. , cit. Per esempi di azione coordinata a difesa del traffico ad iniziativa degli stessi pescatori si veda anche 210???.
32) Bacco E. - Nuova descrittione del regno di Napoli diviso in dodici Provincie, Bologna, p. 94, Arnaldo Forni Editore, (1999). Ristampa anastatica dell'originale, stampato in Napoli, MDCXXIX.
33) Mauro A. - Le Fortificazioni nel Regno di Napoli, pp. 153/157, Napoli, Giannini Editore, (lug. 1998).
Una circumnavigazione dell’isola
Per chiarirci le idee circa le caratteristiche e la scelta dell’ubicazione dei manufatti difensivi, seguiamo ora, come fatto già tante volte, via mare, il perimetro costiero dell’Isola d’Ischia, procedendo in senso orario, partendo da Forio, ed esaminando i possibili principali punti di approdo, e le opere difensive che potevano servire alle funzioni considerate di ricovero per il traffico marittimo, e di interdizione delle spiagge e sorgitori, anche se certamente l’alaggio sulle prime, era soluzione preferita, mancando in genere validi ridossi.
Nel seguire questo percorso, si faccia, per quanto possibile, astrazione dalla morfologia costiera come presentemente la si rileva, e dalle opere marittime messe oggi, spesso malamente, in opera a loro protezione (1): è richiesto talvolta un notevole sforzo mentale, cui devono fare da supporto le poche immagini datate disponibili di quei luoghi, e la loro descrizione negli altri documenti consultati.
A questo esame - tradotto in larga parte in immagine, nella figura 3, e per ora senza una considerazione delle caratteristiche specifiche del manufatto -, seguirà poi, una volta esaminati più approfonditamente alcuni aspetti costruttivi, una verifica per quanto possibile puntuale.
Forio
Dato il senso di percorrenza prescelto, partendo dal nucleo abitativo del paese, già differenziato nei centri di S. Vito - Rocca, Cierco, Borgo Marinaro, e Monterone, la prima spiaggia di questo paese, di profondità ed estensione molto modeste è limitata al tratto che va dalla discesa di Scaro all’attuale molo foraneo.
Si deve riflettere sul fatto che - come mettono bene in evidenza il disegno del barone Pasquale Mattej (28 luglio 1847), Sardella (2) e l’acquerello del naturalista Ernst Haeckel (19 giugno, 1859) (3), che mostrano il mare immediatamente ai piedi della discesa di Scaro -, la marina del paese era molto più ridotta di quanto non appaia oggi, e con il suo accesso principale costituito dalla discesa di Scaro. (4)
A riguardo di Scaro, si riporta nuovamente (5) un brano che ripropone anche una possibile utilizzazione di alcune grotte scavate nel tufo in quella spiaggia, ed ancora oggi utilizzate per ospitarvi esercizi commerciali; si legge, sia pur non con riferimento ad Ischia (6):
…La costruzione dei navigli non avveniva negli arsenali, ma in un qualsiasi luogo sulla spiaggia del mare, e uno di questi, abitualmente adibito a cantiere finì per prendere il nome di Scarium (grecismo da cui deriva il veneto squero). Anche la vicina Atrani aveva il suo arsenale che è documentato, insieme al toponimo Scarium, fin dal secolo XI….
La piccola marina di Scaro si presenta dunque come centro polivalente di attività marittime, giustificando la sua protezione diretta e di quella del corrispondente accesso al paese.
Menzionata la Batteria di P.ta S. Francesco, o del Soccorso che dir si voglia (Appendice 35), alle spalle ed ad occidente del presente punto di partenza, - questa poteva certamente battere sia la vicina spiaggia, sia i malagevoli approcci della costa che va dal Soccorso fino all’accesso da mare alla spiaggia di Citara, dove si concluderà il nostro periplo -, si torni alla marina principale del paese.
Lasciata alla Torredi Scaro (Appendice 82) le sole funzioni di rifugio immediato, per chi si trovasse impegnato nelle operazioni di carico e scarico, o di lavoro nelle grotte vicine, in quello che era ed è stato per tanto tempo il principale accesso dal mare del paese, il sovrastante Torrione esercitava tutte le funzioni difensive ipotizzabili, e certamente anche quelle di interdizione affidate alle bocche da fuoco, diligentemente annotate dal Magnifico Stinca nel 1574.
Poco più interna, ma ultima delle costruzioni foriane del genere secondo lo storico d’Ascia (7), la Torre Quattrocchi è elemento onnipresente delle marine del paese, anche senza per questo porla fra le opere del primo ordine, avendo per essa in passato indicata come prevalente la funzione di sbarramento della via di comunicazione del nucleo principale abitativo del paese con la contrada di Monterone.
Si noti che, provenendo dal mare, poco a largo dell’attuale punta del molo foraneo, è possibile vedere ancor oggi la relativamente lontana Torre di Nacera, alle Pigne, nonostante la sua parte alta sia crollata nel sisma del 1883, a dimostrazione che avevano vista del mare molte più torridi quanto oggi non si possa ritenere, e come sembrerebbe in assenza di un esame più approfondito (8).
Proseguendo nel cammino lungo la costa, le spiagge successive, nel senso di percorrenza prescelto, della Chiaia e dell’Ajemita, sono nella visuale immediata della relativamente lontana (9) Torre di Baiola (Appendice 17), certamente non in grado di svolgere nei loro riguardi altra funzione, se non di monitoraggio, data la relativa modestia dell’opera; a metà circa del tratto di costa che va da Monticchio al Caruso, al termine della spiaggia di S. Francesco, si trovava Il Fortno Erupta (Appendice 36, 37), che certamente esplicava funzioni di interdizione nei riguardi dell’atterraggio su entrambi gli arenili. Si ricorda che non si è ancora individuata una data certa per la costruzione di questo scomparso elemento difensivo, di cui sopravvive oggi solo la prima parte del nome: gli aggettivi antico e vecchio, entrambi usati al maschile o al femminile a seconda che si parli del fortino o della batteria, sono utilizzati indifferentemente nella bibliografia consultata, anche se il primo, antico, induce a pensare ad una datazione precedente l’intervento del generale francese Partuneaux (10), nei primi anni del 1800.
Date le caratteristiche delle bocche da fuoco, la loro gittata massima, qualunque fosse la sua posizione nel seno che va dalla P.ta di S. Francesco a quella del Caruso, consentiva la completa copertura di questo braccio di mare, con naturale prevalenza di quelle poste in posizione sopraelevata; il tiro teso, con qualche probabilità di colpi a segno (11), copriva però dai 380 ai 450 m, ed era pertanto adeguato alle funzioni di protezione ed interdizione. (12)
Non si perda di vista, nel seguire questo viaggio via mare, che è all’offesa diretta proveniente da esso che si rivolge la presente attenzione: una volta effettuato lo sbarco, anche altre opere, qui non considerate, svolgono, o possono farlo, funzioni di interdizione, ma per minacce divenute più concrete ed oramai terrestri. (13)
Si trascurano inoltre, date le premesse, tutte le altre opere difensive minori destinate alla scoperta, collegamento, rifugio, comprese le garitte stagionali costruite sulle spiagge.
Scapolato il Caruso, e superate le punte Spaccarello e Cornacchia, si trova il facile approdo di S. Montano (Appendice 91) che per la sua natura ben ridossata, con fondali in dolcissimo decremento fino al breve arenile, e la vicinanza di sorgenti, costituiva un punto molto sensibile del perimetro costiero: nel braccio occidentale di questa insenatura si trova la Torre della Cornacchia (Appendice 18), che quando compare sulle carte vi figura prevalentemente col nome di Torre di Zale. Che il posto sia stato presidiato anche prima della data del 1563, lo testimoniano i resti della vicina torre cilindrica (Appendice 92), oggi ristrutturati, specie nella parte alta, ed inglobati nel complesso della Mezzatorre.
Lasciato questo approdo, e doppiati il Capo di S. Montano e la Punta del Lacco, proseguendo verso oriente, ci si trova nel territorio di Lacco.
Lacco
L’intera marina di questo paese è sotto l’ala protettrice della regia Torre di Montevico (Appendice 81), le cui bocche da fuoco, dall’alto dell’omonimo promontorio, potevano coprire buona parte del tratto costiero fino al Perrone, in linea d’aria a poco più di 3 100 m.
Quanto notato è conferma indiretta che nella stessa posizione, prima dell’intervento dell’autorità centrale qualcosa dovesse esservi già stato.
A questo proposito si riportano i brani seguenti:
[138] pag. 91 (Lacco): …Su questo monte sorgeva una torre antichissima edificata dai Siracusani; sui ruderi di questa torre Alfonso d’Aragona ne costruì una seconda che munì di grossa artiglieria…
Per quanto concerne questa Torre, è assodato trattarsi di fabbricato preesistente, il cui materiale sarebbe stato poi utilizzato per la costruzione della Torre di Montevico (14).
Si ricorda che… se la torre era funzionante fino ai tempi del Conte Marino - 1036 -, bisogna far risalire la sua costruzione al periodo romano o medioevale….l'antico fortilizio fu, nel secolo XV, completamente assorbito dall'attuale torre aragonese…. (15)
L’ultima data non è però corretta; lo strano è che, né la più antica, né la successiva, compaiono nella carta del 1586, così come avviene anche per la cilindrica della baia di S. Montano, nonostante si trovino affermazioni in senso contrario. (16)
A proposito dell’autorità centrale, nel censimento che seguì le sue iniziative conoscitive del 1776, si legge:
… Nell'estate del 1776, forse incentivato proprio dai successi ricorrenti degli Invalidi, il governo, valutata la crescente gravità per la inarrestabile debilitazione della catena di fortificazioni costiere, promulgò un urgente dispaccio ai Presidi provinciali, affinché accertassero minuziosamente lo stato di conservazione di ogni torre di loro giurisdizione, come di qualsiasi altra opera equivalente. Tramite l'assistenza degli ingegneri andava compiuta la stima dei lavori di restauro …. Il pacchetto dei dati pervenne alle superiori e competenti autorità che, in base a quelle risultanze, compilarono un dettagliato prospetto dell'intero sistema delle torri, con una ampia esposizione non solo delle rispettive guarnigioni, ma anche delle contribuzioni delle Università competenti, del numero e degli oneri dei relativi cavallari, degli armamenti e dei preventivi di restauro (17).
In questo documento, le sole torri isolane prese in esame sono evidentemente le tre regie:
…..
Torre di Cornacchio (sic)
Torre di S. Angelo. Le su.e due Torri vengono custodite dagl’Invalidi
Torre di Monte di Vico. La sud.ta torre viene custodita dal Torr.e Prop.o. la sud.a Università non corrisponde cos’alcuna per la munizione.
Si veda al riguardo anche l’Appendice P.
Un piccolo inciso relativo alla datazione di lavori per la costruzione ex novo e/o adattamento di manufatto preesistente, in relazioni a queste tre torri, deve farsi riportando un altro brano della relazione dello Stinca (1574):
.. Fondarne certa a V. Ill.ma che per li conti del Magnifico Cristoforo Grimaldo, Commissario di terra di Lavoro primis in camera non appare che la regia corte habia fatta spesa de fabrica de' torre in detta insula ne che paghi cosa alcuna in essa per provisione di guardia di torre, et iuste et considerate le dette consulte et le dette diligentie fatte se referisce ad V. Ill.ma che questa Regia Camera de jure no pò essere de altro noto che di quello che fu la camera l'anno 1561….
questo documento proverebbe che almeno fino al 1574 nessuna torre era stata edificata nell’isola dall’autorità centrale: erano cioè trascorsi almeno 11 anni dalla data dell’editto, prima che se ne cominciasse a parlare.
Anche per l’armamento di queste Torrinon si hanno dati precisi: quanto complessivamente si è finora annotato verrà riepilogato nella parte relativa a questa voce.
Tornando alla Torre di Montevico, conferma che alcune bocche da fuoco, per operare adeguatamente in funzione di interdizione operavano in questo caposaldo, non dalla sua piazza ma da una batteria allo scoperto, e forse protetta da una barbetta, si ricava ancora da P. Monti: …sull’aia, che circondava il fortilizio, stavano piazzati alcuni cannoni…. (18) anche se questa affermazione non è purtroppo datata.
Tutta la marina di Lacco, con le sue sorgenti praticamente sul mare, era soggetto naturalmente molto appetito per il ripristino delle scorte di acqua, e pertanto da interdire.
È notevole osservare che delle Batterie conosciute (19) nel tratto costiero di questo paese due erano poste agli estremi di esso, una ad occidente, ai piedi del promontorio, prossima alle Stufe d’Arena (Appendice 42), e l’altra all’estremità orientale, su Punta Pozzo (Appendice 49), in modo che anche con tiro incrociato potessero collaborare alla difesa ed interdizione dell’atterraggio.
In aggiunta a quanto detto, si consideri che la posizione costiera della Torre di S. Restituta (Appendice 38), che oggi si sarebbe portati a ritenere relativamente interna, è restituita alla sua corretta interpretazione funzionale se si osserva il disegno di Carl Rottmann (sito www.kaupp.de) riprodotto nella figura b4 dell’Addenda dell’Appendice 90, che la mostra praticamente sulla spiaggia, il che non è così immediato consultando sia le carte, sia dall’esame di più note opere pittoriche dei secoli XVIII-XIX, sia muovendosi oggi nella piazza antistante il municipio e l’ingresso delle vicine terme.
Il ruolo di questa torre può essere compreso più agevolmente se, fatta astrazione dal doloroso e forse frettoloso restauro moderno, dopo i danni subiti nel terremoto del 28 luglio 1883, se ne osservi l’aspetto nelle non poche immagini di epoca, oltre all’appena ricordato acquerello del Rottmann, nelle quali tutte è ben evidente il suo massiccio coronamento, già da me considerato come modello per quello della Torre Quattrocchi in Forio, del tipo anche di quello della Torre del Cierco, nello stesso paese, anche se quest’ultima è a pianta circolare e certamente precedente.
Si deve inoltre osservare che essa, con poche batterie, comprese quelle del Castello, è la sola Torre dell’Isola che compare fra le opere che cessano dall’essere considerate come opere di fortificazione a seguito del Decreto del 30 dicembre 1866 (20).
Con questa considerazione, il numero delle torri da ritenersi del primo ordine è giunto sinora a 4: una dei privati cittadini a Forio, due regie a Forio e Lacco, ed una dei religiosi, sempre a Lacco.
Superato il Capitello, la Punta del Pozzo, e la marina del Pozzillo, queste due ultime sotto la copertura diretta della Batteria del Pozzo (Appendice 49), si perviene nel territorio di Casamicciola, nel quale giunge a mare il secondo, per ricchezza di acque, corso d’acqua dell’intera isola per ritrovare il fiume che si getta in mare fra le punte del Perrone e del Pozzo).
Casamicciola
Le uniche aree destinate al commercio marittimo di questo paese erano concentrate nella sua parte orientale, nella Spiaggia dell’allumiera ed in quella di Punta Perrone, la protezione delle quali era certamente, non è chiaro a partire da quale data, affidata alla Batteria del Perrone (Appendice 50), ed alla Torre di Casa Cumana (Appendice 44 ), la quale porta a 5 il numero delle opere difensive del primo ordine incontrate finora.
La posizione della Marina delle allumiere viene precisata in Haller (21), con le indicazioni di destinazione d’uso dell’approdo:
…Le fornaci di Casamicciola sono situate in riva la mare, presso la foce di un ruscello, che viene dai Bagni, e proprio nel posto dove le barche del paese possono accostare con più facilità.
Il luogo si chiama ancora (1822 n. d.A) la Marina delle allumiere, perché un tempo vi imbarcavano l’allume ricavata dal monte Epomeo…
Nel 1883, il sismologo Johnston-Lavis (22)sbarca invece nella zona sottostante S. Giovanni, dalla quale più agevolmente ci si addentrava verso l’interno e la zona colpita dal terremoto.
Tutto il territorio di questo paese è, come detto, ricchissimo di acque che sboccano direttamente a mare, oltre alle altre sorgenti più interne.
Il Perrone e la sua Torre, come viene anche considerata quella di Casa Cumana (23), mentre godono una aperta visuale verso occidente, nel lato orientale sono nell’ombra del Monte Tabor: la Guardiola nordorientale (Appendice 52), purtroppo scomparsa, sulla Punta della Scrofa è testimonianza di questa situazione; ma siamo già, abbandonata la marina di Castiglione, con i suoi non chiari apprestamenti difensivi minori (Appendice 51), nel territorio di Ischia, iniziandone l’esame dal Borgo dei Bagni.
Le altre torri della zona orientale di Casamicciola, in un territorio oggi difficilmente riconducibile alle descrizioni del passato,eranoin posizione interna, presumibilmente con altre funzioni ed ordine.
Ischia
Il profilo costiero, a partire da Punta della Scrofa, superata la Marina di Castiglione, va progressivamente elevandosi, con qualche seno chiuso a terga dalla costa elevata e rocciosa, e di non agevole accesso per via di terra, fino a giungere, superata la collinetta di S. Alessandro alla foce del Lago.
Sul lato opposto rispetto al lago, sul promontorio di S. Pietro, in epoca precedente alla comparsa della Batteria omonima (Appendice 60), vi era una Torre (24) (Appendice 61) la cui storia e funzione non mi sono ancora sufficientemente note, onde difficile è assegnarle un ruolo di interdizione che la sola posizione certamente le riconoscerebbe; dalla sommità di questo promontorio lo sguardo spazia sulla Marina del Bagno che si apre ad oriente, fino a giungere a Punta Molina: qui la colata dell’Arso le preclude l’ulteriore visuale verso meridione, ma la successiva Marina della Mandra è, come la costa fino a Punta della Pisciazza, sotto la protezione delle opere del Castello, anche se, da quando le principali opere difensive di esso si ridussero alle due Batterie, alta e bassa (Appendice 83 e 58), non è così immediato individuare i settori coperti precedentemente dal tiro delle sue artigliere, da allora dirette prevalentemente all’azione verso la terraferma.
La Batteria bassa, oltre a contrastare i tentativi di accesso dal molo, come conferma anche il nome col quale viene spesso indicata di Batteria del Molo (v. p.es. Sardella (25), copriva certamente, con i suoi pezzi del lato occidentale lo specchio di mare prospiciente la marina della Mandra.
La Batteria alta si sviluppa invece prevalentemente sul lato orientale dell’isolotto.
Tornando alle torri, le due della marina di Celsa, quella di Don Orazio Tuttavilla (Appendice 57), e la Torre di Mare (Appendice 54), pur possedendo intrinsecamente per posizione e struttura capacità di difesa di interdizione, probabilmente per la funzione predominante del vicino Castello, non sembrano averle esercitate né appieno, né per lungo tempo, e comunque non se ne ha notizia: vanno loro riconosciute tutte le altre.
A questo riguardo, osserva Flavio Russo (26), che seppur armate adeguatamente alcune opere principali non hanno mai avuto la possibilità di impiegare le proprie artiglierie, onde ne è derivata l’impropria loro collocazione fra quelle di secondo ordine, sulla base delle sole funzioni realmente esplicate di scoperta e collegamento, oltre a quella occasionale di rifugio.
Fatta eccezione per la Torre di S. Anna, atta ad interdire l’approdo alla spiaggia di Cartaromana, altro non si scorge dal mare proseguendo verso meridione. Avviandosi per vie interne a Campagnano si incontrano solo masserie, fra le quali certamente fortificata la Casa dei Balestrieri (Appendice 63); più in alto, vi è la Torre di S. Antuono (Appendice 66), riconosciuta per tale dal Cervera, probabilmente di solo avvistamento e ricovero, lungo la direttrice di avvicinamento al pianoro di Pian de’ Liguori, ad occidente, e a S. Pancrazio, ad oriente.
Fino a tutto questo tratto di costa si sono contate 8 opere difensive del primo ordine, anche se non è certo che siano state simultaneamente in grado di espletare le funzioni corrispondenti, considerazione che per altro tiene per quasi tutti i manufatti considerati nel presente esame.
Costiera orientale e meridionale fino a Punta della Gnora
Questa costa alta e sprovvista di approdi, non ha necessitato di opere di interdizione costiere o di primo impatto ed ordine: solo doppiata la Punta della Gnora essa si abbassa nell’ampio lido dei Maronti, il maggiore dell’Isola, anche se i suoi accessi al territorio interno sono scoscesi e malagevoli lungo il canalone mediano della Scarrupata, e tali anche quelli verso il Villaggio di S. Angelo, Serrara, e di lì verso il territorio alto dell’Isola.
Mentre l’elevata costa scorre sotto lo sguardo del navigante, dall’alto, opere del secondo e terzo ordine si affacciano, relativamente numerose a monitorare un amplissimo orizzonte marino che giunge fino a Capri ed alla costiera sorrentina. Appartengono a queste funzioni di vigilanza, procedendo da oriente verso occidente, ossia proseguendo nel prescelto verso orario, le Torri di Campagnano (Appendice 67), la Torre del Testaccio(Appendice 69), la Guardiola sudorientale o del Testaccio(Appendice 78); nell’interno, apprestamenti strettamente difensivi che, masserie fortificate a parte, prendono i nomi di Torre di Matarace (Appendice 68), Torre di Terranera (Appendice 85), con la propositiva presenza dell’altra Torre alla quale, in mancanza di diversi riscontri, si è assegnato il nome provvisorio di Torre del Fergola (Appendice 84); dubbia anche la rispondenza di un manufatto difensivo al toponimo LA Torre situato molto all’interno, sulle colline, quasi perfettamente allineato per meridiano con la Guardiola del Testaccio (oltre all’ Appendice 78, si veda anche l’ Appendice Q). (27)
La Torre del Testaccio, si trova in linea d’aria a poco più di 600 metri dalla costa, ed a circa 2 400 m dalla Torre di S. Angelo, ma non appare essere intervenuta nel combattimento navale che il 2 giugno 1808 si combatté proprio fra Capo Cavallo e S. Angelo (28) così come avvenne anche per quella sul promontorio di S. Angelo, forse per le caratteristiche di mischia di quell’avvenimento.
Non chiarisce la situazione la descrizione che si rinviene nella Storia del d’Ascia: … Il fortino, la torre, il presidio di truppe francesi acquartierato a Testaccio, i lancioni destinati a guardia di quel litorale, tutti si posero sulla difesa, tentando contrastare un temuto sbarco. Cominciò 1' attacco, il fuoco era nutrito d' ambo le parti ….La truppa scaglionata sulle colline de' Maronti, riparata da parapetti formati dalle macerie che chiudevano quei vigneti accollinati , stava pronta all' azione in caso di sbarco….
Come si legge, pare che le truppe fossero a riparo delle parracine - i parapetti formati dalle macerie che chiudevano quei vigneti accollinati -, e che al Testacciovi fosse un presidio acquartierato, mentre la torre è quella di S. Angelo.
Del resto la Torre del Testacciocompare quasi sempre col nome di una famiglia che ne era proprietaria: Torre dei Pesci, T. dei Siniscalchi, e fino ai giorni nostri ostentava un fregio ornamentale a forma di corona baronale, conservato nel recente restauro, a ricordare il titolo nobiliare del proprietario, il che pare privilegiare la qualità di residenza fortificata rispetto alle altre possibili; i residui beccatelli, oggi ripristinati sull’intero perimetro dell’edificio, dovrebbero forse aver sopportato un apparato a sporgere con caditoie, ma più probabilmente costituivano una semplice barriera antiscavalcamento.
Infine, la posizione veramente dominante che ancor oggi si riscontra dal belvedere realizzato ai suoi piedi, non sembra essere stata sfruttata ai fini difensivi di interdizione.
L’ampia spiaggia dei Maronti cadeva sotto il tiro delle artiglierie della Torre di S. Angelo (Appendice 77), e sarebbe stata difesa anche da una batteria (Appendice 76), sulla quale non si hanno che vaghissime indicazioni.
Sboccano a mare, in questa spiaggia, le acque del torrente della Scarrupata, il più rilevante dell’isola.
Con questa Torre, il numero delle opere del primo ordine è salito complessivamente a 9, e non se ne incontreranno altre fino a tornare a Forio.
Costa sudoccidentale ed occidentale, da S. Angelo a Punta del Soccorso
Da S. Angelo ci si addentra verso l’interno e verso Serrara, Noja, Fontana, per un sentiero che ancor oggi mantiene le sue caratteristiche di impervietà ed asprezza nonostante i notevoli interventi di sistemazione relativamente recenti. In questa zona interna si segnalano l’edificio religioso di S. Maria de Monte Carmelo (Appendice 74), e quello residenziale di Palazzetto Iacono (Appendice 75), ed a Noja le case attrezzate a difesa.
Lasciato alle spalle il promontorio di S. Angelo, le piccole insenature Cala del Rosso, Cala Soccivo (Sorgeto), Cala di Panza, aprono verso l’interno accessi assai malagevoli ed approdi occasionali ed insicuri.
Il sentiero che via S. Giovanni e Soccivo (l’odierna Succhivo) conduce dal mare a Panza, porta in una zona di accesso verso l’interno che ha visto numerose Torri e Pietre attrezzate a difesa e ricovero: da questa regione, relativamente elevata, a seconda dei luoghi, lo sguardo spazia incontrastato dalle torri di Testaccio e di S. Angelo, sino al Torrione di Forio. (29)
In posizione intermedia fra la Punta S. Angelo e l’Imperatore, si trova la sola Guardiola di Panza: dai 195 m della Cima lo sguardo arriva fino al Testaccio, con la sua Torre e la chiesa di S. Giorgio chiaramente distinguibili.
L’Imperatore con un incerto, ma probabile, anche se non ancora documentato, fortino, è sicuro punto almeno di osservazione, visto che dalla sua sommità si gode un’incontrastata visuale fino a Forio verso nord, ed a Punta della Campanella, verso sud: la notevolissima posizione è ancor oggi evidenziata dal faro situato a quota appena inferiore a quella della sua sommità.
L’ampio arenile di Citara e la piccola insenatura di Cava dell’isola erano protetti solo dalle batterie di Citara e del Soccorso; nell’interno soltanto costruzioni destinate al ricovero, con importante ruolo esercitato dalle cosiddette Case di Pietra (v. ???? (30).
Anche se siamo già nel 1808, la funzione di queste batterie costiere, con azione integrata da lancioni, è ben lumeggiata nel brano seguente (31):
… Nel 1808 una scialuppa corsara scendeva da Ponza, per venire a far preda, scoverte due barche coralline uscite dalla marina occidentale dell'Isola d'Ischia, che veleggiavano alla volta di ponente si diede ad investirle; ma queste accortesene a tempo girarono la prua e corsero a trovar rifugio donde erano partite, protette dal fortino di Citara, e dai lancioni che trovavansi a quella rada. Ostinata la scialuppa seguitò a darle caccia fin sotto il tiro dei cannoni del forte, e dei lancioni, costoro cominciarono a far fuoco, la scialuppa rispose; ma infine fu costretta ad allargarsi; così le due barche furono salvate. Queste scaramucce erano continue; queste vessazioni erano giornaliere….
Siamo così ritornati a Forio, con le sue numerose torri, tutte, tranne il Torrione, da collocarsi al più nel secondo ordine, e nelle altre tipologie minori: esse hanno, quasi tutte, perso ogni traccia del primitivo coronamento, che avrebbe consentito qualche ulteriore ipotesi interpretativa.
Lungo l’intero perimetro dell’Isola si sono dunque contate complessivamente 9 torri del primo ordine.
Tutte le altre, escluse le Guardiole, appartengono al secondo ordine, con eccezione di quelle che esercitavano il solo ruolo di ricovero e abitativo, autosufficienti per i brevi periodi consentiti dalle provviste, in caso di un attacco diretto, cui non erano comunque in grado di opporsi a lungo.
La genericità usuale della individuazione delle funzioni dei manufatti difensivi del Dispositivo può essere valutata notando ciò che si dice in Bacco (32) (1629): Vi sono…nell’Isola d’Ischia il castello d’Ischia; di più vi sono nelle sue marine trentadue Torri per guardia…
Difficile è ritrovare, in queste sue marine,32 manufatti, cercando nei soli costieri o nella fascia costiera, che nell’isola ha una relativa profondità nel solo territorio di Forio, onde questa affermazione deve ritenersi, nel migliore dei casi, comprensiva di altre porzioni di territorio o altra tipologia di edifici.
Se alle 9 torri del primo ordine, si aggiungono le 3 del secondo ordine e le almeno le 4 del terzo ordine, le principali Guardiola, sulle 6 trovate, si ottiene un totale minimo di 16 manufatti fra loro collegati a costituire una catena sostanzialmente omogenea per le finalità perseguite, con un corrispondente passo di 0,94 miglia nautiche, tenuto conto di un perimetro tangenziale delle coste dell’Isola di circa 15 miglia: si ha cioè poco più di un manufatto ogni miglio.
È rilevante notare che in occasione della costituzione del Cordone sanitario (v. Appendice P, e in Mauro (33) : “Il Regolamento per organizzare un servizio più esatto nel sistema dei Cordoni Sanitari”- del 20 febbraio 1816), i posti di guardia istituiti nell’Isola assommarono a 20, con un passo medio corrispondente di 1400 m (circa ¾ di miglio), da raffrontarsi col precedente di 0,94 miglia, pari a 1741 m, con un’approssimazione fra i due valori che è significativa della corretta filosofia funzionale globale.
Per i manufatti finora censiti, fra accertati e presunti, un quadro globale, con la suddivisione per ordine, e l’indicazione della relativa Appendice loro dedicata, è fornito nell’Allegato 1 - Si veda anche l’Allegato 2 per un approfondimento su questo tema.
Vincenzo Belli