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Note

1) Le minori dello stesso tipo della contrada, con funzioni di avvistamento, interdizione locale, rifugio, sono il Torone e la Torre di Vico Costantino.

2) Russo F. – Le Torri anticorsare vicereali con particolare riferimento a quelle della costa campana –p. 138. Castella 74, Piedimonte Matese, Tipografia del Matese S.R.L., (Apr. 2001).

3) A sottolineare questo problema, in Strazzullo F., Architetti e ingegnri naoletani dal '500 al '700, Ercolano 1969, p. 46, si propone, qualora non si trovi materiale lapideo adeguato di impiegare mattoni: …a l’angoli della detta torre (Torre marittima di Capo d’Alice, a Cirò in Calabria) le pietre di taglio, come sta asignato nel disegno, et quanto non vi fussero buoni nel paese farli di mattoni cotti per maggior fortezza dell’ancori…

4) Russo F., op. cit.

5) Monti P. - Ischia, Archeologia e Storia, Napoli, p. 625, Tipolitografia F.lli. Porzio, (1980).

6) I quadri di Laura Terrachini [12]per la prima, e quello di Ferdinando Mastriani [157] per la seconda, sono le sole immagini disponibili, e peraltro il primo non è chiarissimo, almeno nella riproduzione.

7) Delizia I. - Ischia l'identità negata- Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, (1987).

8) Personalmente ritengo che il nucleo centrale del Cierco assunse l’impianto finale prima che l’accesso al paese dalla zona orientale, acquistasse rilevanza per lo sviluppo della contrada di Monterone: al riguardo si osserva che la chiesa di S. Carlo è datata 1620, e che le tre torri  di Cigliano, Cierco, Sferratore la circondano su tre lati. Si deve anche riflettere che mentre la Torre del Cierco è in posizione centrale dominante, le altre due sbarrano due strettissime vie di accesso verso la contrada di Monterone.

9) Russo F. - La difesa costiera del Regno di Napoli dal XVI al XIX secolo, Roma, Ufficio Storico Esercito, (1989). BNN, Sez. Nap. VII A 1554.

10) Russo F. – Le Torri anticorsare vicereali con particolare riferimento a quelle della costa campana, pp- 111/119 – Castella 74, Piedimonte Matese, Tipografia del Matese S.R.L., (Apr. 2001).

11) In realtà i dati forniti riguardano solo 112 delle 114 torri considerate.

12) Russo F. - La difesa costiera del Regno di Napoli dal XVI al XIX secolo, Roma, Ufficio Storico Esercito, (1989). BNN, Sez. Nap. VII A 1554

13) Russo F. - La difesa costiera del Regno di Napoli dal XVI al XIX secolo, Roma, Ufficio Storico Esercito, (1989). BNN, Sez. Nap. VII A 1554

14) Russo F. - La difesa costiera del Regno di Napoli dal XVI al XIX secolo, Roma, Ufficio Storico Esercito, (1989). BNN, Sez. Nap. VII A 1554

15) Debbo segnalare al riguardo che, consultando all’ASNA il Catalogo del fondo Torri e Castelli, per l’unica Torre di Ischia contenutavi, si legge: n° 28 Lacco d’Ischia Monte Vico cap.le Minico Pasquale   a. 1658 vol. 106 Fol. 384. (Le Torri di Terra di Lavoro elencate sono in tutto 49).

16) Monti P., Ischia archeologia e storia, 1980

17) Cervera G.G., Di Lustro A. - Barano d’Ischia – Storia, Napoli, Tipolit. AMPA, (Dic. 1988).

18) Dettaglio di ciò che dall’arsenale di artiglieria si è rimesso nelle piazze e negli accampamenti dal 1° luglio 1799 a tutto decembre 1800 (manoscritto), Napoli, SNSP ms. XXVI B/8.

19) Mauro A. - Le Fortificazioni nel Regno di Napoli, Napoli, Giannini Editore, (lug. 1998).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appendice R - Generalità su Dispositivo e Torri

 

Geometria  e posizione delle Torri

Un approccio strutturato alla geometria delle torri viene compiuto dagli studiosi di questo tipo di manufatto, e più volte si è fatto cenno alle giustificazioni date a questo proposito: se questa direttrice di lettura viene qui brevemente considerata, è perché ciò serve ad inquadrare nell’ottica presente l’effettivo ruolo difensivo esplicabile da parte della corrispondente costruzione
Le direttrici seguite sono in genere tre:
- criterio cronologico, sulla base della dinastia regnante, intesa come entità progettuale unificatrice;
- caratteristiche militari;
- capacità costruttive delle maestranze.
Il primo criterio è asettico, e si limita a distinguere, per comodità, le geometrie del manufatto sulla base di chi governava all’epoca della loro costruzione, con il sottinteso appena esposto: il criterio cronologico scaturisce sostanzialmente su queste basi.
Si è già visto che esso non corrisponde, né poteva essere diversamente, ad una classificazione ineccepibile.
Il secondo criterio è essenzialmente militare, e si basa sulla gestione della piazza della torre, la sommità di essa, e sulla ininfluenza, almeno teorica, della direzione di provenienza dell’offesa per le torri  a corpo cilindrico a direttrice circolare; prescindono nello specifico da questi criteri di base la posizione delle aperture in genere, e di quelle delle cannoniere in particolare, per il loro numero relativamente elevato in questa geometria del manufatto.
La vera linea di demarcazione tipologica deve ricercarsi nel materiale difensivo impiegabile, col ruolo decisivo delle bocche da fuoco,
Diversamente dalle prime a sezione retta circolare, le torri cilindriche a direttrice generalmente quadrata, presentano aspetti ritenuti negativi nei riguardi di due fattori almeno: economico il primo, posizionale il secondo, nel duplice aspetto dell’orientamento del manufatto per il conseguimento dei settori di tiro voluti, e di impatti dei proietti loro diretti poco discosti dalla normale alle facce del manufatto.
A lumeggiare il primo problema, si consideri che la maggiore del tipo, ed ultima secondo d’Ascia, in posizione da poter spaziare dalla sua piazza su tutto l’orizzonte, e di essere in grado (non so nulla infatti sull’effettivo armamento avuto da questo manufatto) di selezionare i settori operativi, ha ricevuto l’insolito nome di Torre Quattrocchi.
Al riguardo, alla Torre di S. Restituta, che si è indicata altrove come modello per la foriana ora citata, non venne affibbiato alcun aggettivo distintivo in questa particolare ottica.

Nel territorio di Forio le torri maggiori e/o principali sono state le cilindriche a direttrice circolare, in genere una per contrada, che è prova della strutturazione difensiva delle varie zone abitate di questo paese ben precedente l’azione viceregnale:
- la Torre Castello a Roccia per quella di S. Vito (1);
- le  torri del Ciercco e di Cigliano, per il Cierco;
- il Torrione per il Borgo marinaro;
a testimoniare che lo sviluppo del paese nella zona di Monterone avvenne in epoca successiva, le due sue torri, di Nacera e di Baiola, sono entrambe a direttrice quadrata.

Geometria delle piante: aspetti militari e costruttivi.

Si premette che quanto ora segue riguarda le sole torri di primo ordine, e quelle del secondo armate ovviamente di bocche da fuoco.
Fra gli aspetti militari, la ricerca dei settori di tiro utili in funzione della provenienza della minaccia o della posizione dello spazio da interdire, è aspetto fondamentale. Fissate le dimensioni della piazza sulla base delle caratteristiche della o delle bocche da fuoco disponibili e/o preventivate, gli elementi principali sono:
- torri cilindriche a direttrice circolare e torri  a sezione retta circolare: numero delle cannoniere, archibugiere, caditoie;
- torri cilindriche a direttrice quadrata: orientamento della torre, per i 4 settori di tiro disponibili.
Elementi numerici orientativi sulla logica relazione bocca da fuoco-dimensioni della piazza sono ricavabili sempre da Russo (2), vi si legge infatti:
un esplicito ordine del 1636, in cui si notifica:... .al monitioniero del Castello nuovo de Napoli, [che] consegni  al proc.re legittimo di dette torri due pezzi... l'una.che è de palmi 40 de larghezza un falcone et alla (altra) …de palmi 46 un mezzo sagro...

Tenuto conto che 1 palmo napoletano misura 0,2646 m, si ottiene che:
ad un falcone           corrisponde una piazza di 10,6 m
ad un mezzo sagro   corrisponde una piazza di 12,2 m.

Per quanto concerne gli aspetti costruttivi, le affermazioni che vengono generalmente sostenute sono:
Torri a sezione retta circolare:
elementi positivi
- maestranze meno qualificate, rispetto a quelle necessarie per la costruzione delle quadrate;
- utilizzazione di materiali lapidei meno nobili, e con minori esigenze di lavorazione;
- migliori caratteristiche incassatrici nei riguardi del tiro avversario, per la maggiore possibilità del verificarsi di urti obliqui per i proietti.
elementi negativi
- necessità di una scarpa per allontanare l’assalitore dalla verticale, e facilitare l’offesa piombante dalle caditoie;
- necessità di un redondone in pietra dura per facilitare la dispersione del materiale di caduta, aumentando la superficie coperta dalla difesa, azione realizzata anche dalla scarpa;
- debolezza strutturale del complesso beccatelliarchettimerli.

Torri a sezione retta quadrata o rettangolare:
elementi positivi
- semplificazione costruttiva del corpo della torre a tutta scarpa;
- sostituzione del materiale di caduta con l’offesa di armi a tiro relativamente rapido, consentita ad esempio dai petrieri;
- eliminazione di particolari strutturali di materiale lapideo nobile, come beccatelli e redondone, sostituendo le caditoie con le troniere;
elementi negativi
- settori di interdizione praticamente fissi, con bisettrice dei settori di tiro utile perpendicolare alle pareti della piazza, con la necessità di orientare tutto il manufatto nei riguardi della direzione di provenienza dell’offesa, e di selezionare ubicazioni disponibili alla realizzazione di queste finalità;
- maestranze qualificate per la lavorazione delle pietre d’angolo, necessarie per la realizzazione degli spigoli relativamente fragili (3);
- fragilità delle troniere;
- maggior costo complessivo.

 

Posizionamento relativo

Il problema del posizionamento relativo non è quello della scelta assoluta dei luoghi, che nell’ottica esplorata è condizionata dalle attività proprie, che si vogliono proteggere, e da quelle dell’aggressore, che si vogliono impedire, ma dalla necessità di realizzare nell’opera difensiva la massima efficienza, che molto spesso si concretizza nel consentire settori di tiro adeguati, con angoli morti inessenziali, per quanto possibile.
È evidente che la torre a sezione retta circolare realizza la minimizzazione degli aspetti negativi, mentre quella a sezione retta quadrata o rettangolare deve essere posizionata in modo da porre un suo lato in direzione normale a quella della provenienza dell’offesa; ciò contrasta con il posizionamento ottimale nei riguardi dell’autodifesa strutturale, che vorrebbe uno spigolo in quella direzione.
Per le torri dell’Isola del primo ordine  i casi da considerare sono veramente pochi, e limitati alle tre torri regie ed a quelle di S. Restituta e di Casa Cumana, mentre per la Torre di mare e di Orazio Tuttavilla, la presenza del prospiciente Castello apre il campo a riflessioni di ordine particolare.
In fig. 9 si danno alcuni particolari di rilievi aerofotogrammetrici come complemento alle considerazioni ora esposte.

Dimensionamento delle Torri

Un discorso unitario per le Torri isolane non può essere eseguito, data la diversa provenienza e tipologia dei manufatti: esso già oggetto di particolari attenzioni, vede qui solo qualche ulteriore considerazione; inoltre, la raccolta dei documenti relativi a  queste costruzioni è ben lungi dall’essere completo.
A testimonianza della disuniformità di questi manufatti isolani può forse bastare la considerazione che in un caso di apparentemente omogeneità, le costruzioni appaiono nettamente diverse: è questo il caso tipico di tre torri tutte e tre fregiate dell’attributo di regie; le tre torri regie dell’Isola sono difatti ben diverse fra loro, essendo risultato di interventi di sicuro adattamento posteriore nei casi di quella di Zale e S. Angelo, mentre la sola di Montevico è tipico manufatto viceregnale, della tipologia più comune a tre troniere.
A fronte degli elementi distintivi tipici:

 ...Così ne schematizzava il Guglielmotti le caratteristiche formali: "Dunque torri di figura quadrata, lato di metri dieci, periferia di quaranta, altezza di venti, muraglie grosse di tre e quattro metri; scarpata dal cordone in giù, porta alta sul cordone, scala esterna, e ponte tra la scala e la soglia sui bolzoni. Tre piani a volta: uno pei magazzini, uno per gli alloggiamenti, uno per la batteria. All'interno la scala a chiocciola, piombatoj all'intorno, una colubrina, due petrieri, o pezzi minuti. L'asta della bandiera, il fornello per le fumate e pei fuochi di segnale. Il sagliente al mare, e le facce in isbiego per briccolare le palle nemiche….(4)

pur trattandosi di torre ben diversa dalle tipiche viceregnali si presta ad un inquadramento complessivo, dato il dettaglio; comunque queste indicazioni sono criticate da Russo (cit.) per quanto concerne l’orientamento e la scarpa parziale ma, tenuto presente che  manufatti isolani dello stesso ordine,compatibili per geometria e posizione costiera, sono le sole Torre di S. Restituta  e quella di S. Anna, è utile soffermarsi su qualche affermazione:
- spessore delle pareti del corpo di 3-4 m;
- che, con un lato di 10 m, comporta una piazza di 4-2 m, decisamente modesta, anche se in [17] (p. 424,  425) si trovano indicazioni di piazze da 12, 20 e 24 palmi, cioè 3,17 - 5,29 - 6,35 m, avendo assunto per il palmo napoletano la misura di 0,2645 m; in [254] si trovano piazze di 40 e 46 palmi;
- armamento costituito da 1 colubrina, 2 petrieri o pezzi minuti.

Prima di tornare alle dimensioni, si rifletta sulla seguente proposta di lettura:
la colubrina è pezzo di bronzo;
i petrieri  sono di ferro o di bronzo;
i pezzi minuti potrebbero essere denominati pezzotti;
se ne potrebbe dedurre per l’armamento del Torrione descritto dallo Stinca una composizione su 1 colubrina di bronzo, e almeno 2 pezzi minuti, o pezzotti, di ferro, di cui uno perlomeno petriero, vista la costante presenza del masco o mascolo per dar segno delle torri viceregnali; l’almeno precedente scaturisce dalla considerazione che l’alcuni della relazione dello Stinca non sembra appropriato alla presenza di due soli elementi.
Strano è che Don Pietro Monti (5) affermi, anche se manca un riferimento cronologico, e quindi la composizione delle bocche da fuoco potrebbe forse essere diversa o cambiata:

La forma circolare del Torrione consentiva tutte le possibili angolazioni per i quattro cannoni di bronzo, che vi erano stati installati, e garantiva una completa visuale…

Altri riscontri orientativi saranno comunque presentati nell’Allegato 4.

Tornando alla Torre di Montevico essa ha le seguenti dimensioni: Bmax x Hpiazza = 15,80…16 m x 12,50 m
con una larghezza lorda a livello della piazza di circa 13,20 m, e scarpatura continua di 6°,28 di inclinazione, ponendosi a livello delle maggiori viceregnali della categoria a tre troniere.
Solo a titolo di raffronto, di questa torre regia diamo una breve descrizione e qualche dimensione, come integrazione dell’Appendice  81 ad essa dedicata, e che sarà completata da un’Addenda che conterrà quanto desumibile dal completamento dell’esame di documenti della Sovrintendenza – Archivio. F. 4/90).

Sezione retta: quadrata
N° livelli: 3
Livello 1: accesso a quota 5,50 m a mezzo scala ad una rampa con probabile ponte levatoio (oltre alle immagini note V. fig. 10), di dimensioni interne in pianta di 7,50x7,50m;
Livello 0: livello inferiore a quota 0 m, di dimensioni 7,50x7,50 m, cui si accede dal superiore con scala interna ad una rampa, ricavata nello spessore della parete occidentale; il pianerottolo di sbarco superiore è illuminato da una feritoia che si apre sulla parete settentrionale;
Livello 2: piazza a quota 12,50 m, di dimensioni di 13,20x13,20 m, con accesso dal livello 1 a mezzo scala a due rampe ortogonali, ricavate nelle pareti  meridionale ed orientale;
cisterna con fondo a quota -8 m circa;
soffitti: volte a botte ortogonali fra loro a livello 0 e livello 1: il primo traversale, il secondo con l’asse nel piano della scala d’accesso;
troniere: 3 per lato;
parapetto della piazza a quota 13,80 (altezza 1,30 m, circa 5 palmi, e spessore di circa 0,60 m, circa 2 ¼ palmi) ed a quota 14,55 m (altezza 2,05 m, circa 8 palmi, e spessore di circa 0,60 m, circa 2 ¼ palmi) lato mare;
spessore pareti:
- a quota 0: 4 m laterali, 4,20 m lato sud, 4,30 m lato mare;
- spessore minimo esterno, 2 m fra livello 0 e 1; (la parete del vano scale ha sul lato interno 0,80 m di spessore);
aperture:
- livello 0: nessuna;
- livello 1: n° 5
 ingresso, con piccola apertura superiore; 2 feritoie lato orientale e mare; 1 apertura luce scale lato mare;
Piazza: 9 troniere, 3 per lato, di dimensioni medie 1 m x 0,60 m.

Annoto come memento che restano delle incertezze circa la scala esterna di accesso al livello 5,50 m, ed alla sua orientazione rispetto alla torre: personalmente sono propenso a ritenere che essa seguisse l’andamento del vialetto che oggi mena all’ingresso della cappella, leggermente inclinato verso occidente; permangono i dubbi sulla conformazione, anche se ritengo più probabile il tipo sub  c2 (v. Allegato 6).

Dalla caditoia alla troniera

L’evoluzione delle misure difensive di zona ristretta, come si direbbe oggi, si è concretizzata, nel caso delle torri in due distinte soluzioni del coronamento, in relazione al munizionamento impiegato: a gravità, nella prima tipologia, accelerato dalla deflagrazione di una carica di lancio, nella seconda. (v. anche Appendice I).
La difesa piombante, quella che utilizzava munizionamento a gravità, si è realizzata nella costruzione del coronamento o apparato a sporgere con le caratteristiche caditoie; mentre l’altra, pur concretizzandosi in un apparato a sporgere, in controscarpa, non essendo il munizionamento di caduta per gravità, ma accelerato da una carica di lancio, presenta in luogo delle caditoie delle aperture sagomate denominate troniere, da confrontarsi con le normali cannoniere, dalle quali differiscono principalmente per l’orientamento in depressione.
La differenza concettuale di queste due tipologie non balza immediatamente all’occhio, presentando entrambe delle aperture che, dalla piazza della torre, consentono di operare in chiave difensiva verso il basso: queste aperture, generalmente rettangolari, sembrano a prima vista indifferenziate; in sostanza entrambe sembrano delle tramogge più o meno sofisticate.
Sempre in tema di difesa di zona ristretta, dalle prime, le caditoie, si lascia cadere sugli assalitori tutto ciò di cui si dispone, dalle pietre, munizionamento tipico per eccellenza, a qualsiasi altra tipologia di materiale; dalle seconde si opera con piccole bocche da fuoco.
La dispersione del munizionamento, onde aumentarne il raggio letale, è affidato nelle prime alla scarpa del basamento ed alla presenza di uno o più cordoli di pietra dura, o ai redondoni; nelle seconde, il tiro avviene in depressione, con angoli che non raggiungono i -90° per la riduzione angolare consentita dalla scarpa  a tutt’altezza, di inclinazione compresa fra 5° e 10°. Il settore di tiro in brandeggio, sia pure per modesti angoli, è consentito dall’apertura della cucchiaia a spatola,  che assume la geometria caratteristica su base trapezia isoscele, con la base maggiore in posizione inferiore.
Nella letteratura corrente la denominazione caditoia  è utilizzata indifferentemente per le due tipologie, ciò che in modo sostanzialmente scorretto è stato fatto anche da me in passato.
Non disponendo di una documentazione specifica certa, quanto attiene alla merlatura di coronamento delle due torri regie di S. Angelo e di Zale non consente valutazioni specifiche (6): è ipotizzabile che la prima abbia conservato quella preesistente  all’intervento viceregnale. A questo riguardo si deve sottolineare che la torre di S. Angelo, a quota di impianto di 100 m s.l.m, praticamente uguale a quella della Guardiola di Zale, è la costruzione isolana del genere impiantata nel sito più elevato, e con un sentiero di accesso molto malagevole, e deve essere stata una vera impresa portare lassù bocche da fuoco e relative munizioni.
Si è detto questo per sottolineare che poco probabile, per questo manufatto,  deve essere stata ritenuta la necessità di una difesa di zona ristretta, e quindi l’adozione di un apparato a sporgere con caditoie o troniere.
Le troniere, secondo quanto se ne testimonia in Russo (cit.), vennero anche chiamate  buttafochi e gettarole di fuoco, ed anche solo gittatore, in un documento del 5 luglio 1668): solo per una questione numerica, l’errore compiuto in passato per le torri isolane è limitato, riguardando la sola Torre di Montevico, della più comune tipologia viceregnale a tre troniere, e non a tre caditoie come erroneamente è stato detto.
Sulle dimensioni delle troniere si riporta il brano seguente, sul quale sarà opportuno riflettere:

Russo (cit.) p. 141:….  item detti buttafochi quanti si principieranno sopra della cinta [all’innesto dei barbacani in controscarpa del coronamento] habbiano ad essere sete o otto palmi de larghezza.. [cioè di bocca esterna, mentre quella superiore interna] che uscirà dentro della barba de detta torre [sia di] due palmi de lunghezza ed uno semplice de larghezza [ed inoltre tra] Uno buttafoco et l’altro si ha da fare una archibusiera…
con le  aggiunte in parentesi quadra dell’A.

Convertendo in metri le misure in palmi, tenendo presente che 1 palmo napoletano = 0,2646 m, si hanno i seguenti valori arrotondati:
larghezza  inferiore: 7-8 palmi = 1,85 – 2,11 m;
larghezza superiore: 2 palmi    = 0,53 m;
apertura   superiore: 1  palmo  = 0,26 m;
che testimonia le dimensioni ridotte della bocca superiore, che indicano un tiro diretto al più dalle altre aperture non utilizzate da bocca da fuoco, probabilmente non più di una per lato: prova anche di un tiro di sbarramento con munizionamento appropriato a costituire una  larga rosa.
Per un esame dell’influenza delle dimensioni della tronierasu quelle della torre si veda l’Allegato 3. di questa Appendice R.

Armamento

Una premessa e parte integrante di ciò che segue è costituita dalla Appendice N dal titolo “Fortini e Batterie”: essendo essa datata Febbraio 2003, cioè più di un anno fa, necessiterebbe degli aggiornamenti seguenti le successive acquisizioni della nuova documentazione.
Specifiche indicazioni sull’armamento di opere del Dispositivo sono molto scarse: quanto è stato possibile appuntare sinora è raccolto nell’Appendice S, alla quale si rimanda.
Nella massima opera difensiva dell’Isola, il Castello, eccezion fatta delle bocche da fuoco minori, quelle indicate nominativamente nel 1502 sono: milione, aquilone, colombrina, sacro, falconetto.
Un’altra indicazione, già citata, non nella stessa ottica dell’indicazione nominativa, è quella dovuta allo Stinca poco più di 70 anni dopo la precedente:

Delizia p. 150 (7), lo Stinca nel 1574 trova che:….in lo supradetto casale de Foria se vedeno edificate sette Torre de particulari cittadini ben munite d’arme, nele quale se ponno salvare le gente de detto casale, quando e correria de Turchi, et principalmente un grosso Torrione dificato ad spese dela Università del proprio Casale de Foria…quale tenendo ben munito de alcuni pezzotti de artiglieria di ferro un pezzo de brunzo et altre arme per sua defensione…

È brano sempre interessante, sia pure nella sua genericità circa l’armamento delle Torri, perché alle parole arme, pezzotti, pezzo, non corrisponde nulla che consenta di utilizzare le indicazioni in funzione di una suddivisione dei manufatti nei vari ordini oggetto di presente considerazione, certo è che le sette torri dei particolari meritano un approfondimento.
A titolo propositivo, sulla scorta della classificazione cronologica delle due tipologie di base delle Torri, e della evoluzione della distribuzione territoriale dei nuclei abitati di Forio, si possono indicare per le sette torri i seguenti 8 nominativi: Castello a roccia, Torone, Costantino, Cigliano, Cierco, Patalano, Baiola, Sferratore, con l’incertezza da restringersi ai soli due ultimi manufatti. (8)
In Russo (9), opera purtroppo oggi non acquistabile direttamente, nonostante l’Ufficio Storico dell’Esercito ne annunci da qualche anno la ristampa in due tomi, vengono forniti alcuni dati già riportati nell’Appendice N.
Queste informazioni vengono completate con quanto lo stesso autore fornisce in altra opera (10).
Fatto salvo per i petrieri, le tabelle 3 e 4 di Appendice N, forniscono un quadro completo delle bocche da fuoco del primo genere. Un quadro particolareggiato per le torri  del regno, sulle coste orientali, per 114 torri è fornito per il 1569 (11).

Russo (12) p. 229 - artiglierie del XVIII secolo…si diede la preferenza al calibro di 24 libbre…

Interessante è la situazione generale, nella ricognizione datata 25 marzo 1789, a seguito dell'istituzione del Corpo degli Artiglieri

Litorali
Russo (13) p. 248: Costituzione del nuovo Corpo degli Artiglieri Litorali, ricognizione dell'esistente (ordinanza del 25/3/1789)
Nelle Batterie…(di cannoni) se ne ritrovano di già del Numero che Noi determiniamo…
….
Nell'Isola di Ischia…..36
Capri                          24
Ponza                        32
Ventotene                  32

Come si vede, ad Ischia nel 1789 vi era un numero di bocche da fuoco, complessivo, particolarmente basso, specie se raffrontato con quelli di isole di minore grandezza, ed in specie  con Ventotene.
Ricordato alcuni elementi su questo poco noto argomento, rimandando ancora all’Appendice S, non ancora ultimata, si deve indicare esplicitamente che, parlando di Torri costruite per la difesa e non adattate alla stessa, le dimensioni della piazza sono fissate sulla base delle bocche da fuoco che dovevano operare da esse, e pertanto nel confrontare opere di geometria diversa questo deve esser il parametro da assumersi.
Sulla base di quanto all’Appendice S, anche se il riferimento è lo schieramento orientale delle torri viceregnale, il loro numero abbastanza elevato di 112, consente di ricavare qualche dato interessante, alla data del 1569,  successivamente confrontato con quelli di una nuova fornitura di 66 pezzi nel 1570.
L’analisi specifica è mostrata nella detta Appendice, qui è opportuno notare che i pezzi da 2 e 3 libbre rappresentavano il 72% del totale, e nella fornitura dell’anno dopo il loro numero è di poco inferiore, e pari al 62 %.
Su queste basi statistiche, in termini di sola probabilità, si potrebbe pensare che nelle tre torri regie isolane i pezzi presenti fossero smerigli  e  falconetti con palle di 2 e 3 libbre di peso; pezzi di 240…450 kg di peso, e gittata massima di 2250…3000 m, e tiro teso intorno ai 350…380 m.

Per la Torre di Montevico si è trovato, con riferimento al Torriere:
Cisternino (14) p. 125: nel 1658, torriere Pasquale Minico (15);
Monti (16) p. 562:… il 31 ottobre 1658…vi troviamo il “torriero Minico Pasquale con lo suo soldato Bartolomeo…
Cervera e Di Lustro (17) p. 83: nel 1795, capo torriere Vincenzo Monti;
a parte questi notevoli elementi, si ricorda che a seguito della ricognizione del 1789 e conseguenti lavori, sulla Torre di Montevico si effettuarono lavori di ripristino, e nel 1785 di adeguamento dell’armamento.
Tornando alla Torre di Montevico, conferma che alcune bocche da fuoco, per operare adeguatamente in funzione di interdizione operavano in questo caposaldo, non dalla sua piazza ma da una batteria  allo scoperto, e forse protetta da una barbetta, si ricava ancora da:
Monti (cit.) p. 562: …sull’aia, che circondava il fortilizio, stavano piazzati alcuni cannoni….

Per questa Torre o per la batteria ai suoi piedi, occorre ricordare che nella vetrina 46 del Museo di S. Restituta, vi dovrebbero essere alcune palle di pietra e ferro (Cfr. Monti, cit. p. 563): al riguardo v. Allegato 7.
Solo a titolo di proposta, tenuto presente che l’Università di Forio poteva acquistare ciò che il mercato offriva, si potrebbe dire, su queste nuove basi, che l’armamento del Torrione fosse costituito da un falconetto di bronzo da 3 libbre, e di alcuni smerigli di ferro da 2 libbre: anche se gli smerigli non vengono mai chiamati pezzotti.

Ben diverso era nel 1502 il parco di artiglierie del Castello, che comprendeva fra l’altro:
Milione che butta 100 libbre di pietra, numero 1.
Aquiloni che buttano quanto un cannone ed è nuova  Artiglieria n° 2.
  Cannoni n. 8.
  Colombrine grandi n. 2.
  Colombrina mezzana n. 1.
  Sacri n. 12.
  Falconetti n. 40.
con calibri compresi fra 100 e  3 libbre.

In Dettaglio.. (18), manoscritto consultato presso la SNSP, p. 74, e che viene citato anche da Mauro (19), si trova la seguente fornitura per il Castello d’Ischia, approntata fra il 1° luglio 1799 e tutto dicembre 1800:

Affusti in bianco da 18……………………2
Item da 4 a danghe……………………….4
Palle da fucili é di ¾ d’oncia canta 2,50
                      ë  di ½ oncia    canta 2,50
Pietre focaie…………………………….400   

Mauro (cit.) p. 562-564:…Nel 1818, notizie non chiare per il Castello d'Ischia, per quanto concerne il personale militare; si riportano solo quelle per l'armamento, con altre indicazioni, anche circa il trasferimento di bocche da fuoco da Forio a al Castello.
Castello dell'Isola d'Ischia
    Due cannoni da 50 libbre di palla               n°2
    Una colubrina da 36                                 n°1
    Una mezza colubrina bastarda da 18         n°1
    Due mezze colubrine da 12                       n°2
    Due mezzi sacri da 5                                n°2
    Due mezzi sacri da 4,1/2                          n°2
    Due falconetti da 1                                   n°2
                                                            ________________
                                                                 n°12

Fortini e batterie

Qualche elemento temporale su  queste opere può essere ottenuto, in relazione alle misure prese nel Regno di Napolia partire dal 1742, ed è stato ampiamente discusso nell’Appendice 34,  relativa alla Batteria di Citara, nella quale si è discusso anche della situazione generale di sistemazioni del genere.

Verifica della proposta

La proposta di lettura delle Torri  distribuite lungo il perimetro costiero dell’Isola d’Ischia pur non portando contributi specifici, se non di ordine generale, presenta un inquadramento per altro soddisfacente, consentendo di riflettere sul posizionamento, non immediatamente esplicito, di alcune di esse.
Una conseguente riflessione sul passo medio dei manufatti individuati in questo percorso, ben si adatta a confronti con altro dispositivo difensivo, contro le epidemie questa volta e non contro le incursioni dei predatori.

Conclusioni

Anche se con tutte le riserve espresse sinora, la verifica di una lettura del Dispositivo, sia pure in una visione temporalmente dilatata, ha consentito una conferma di buona parte degli assunti precedenti. Un miglioramento generale, anche se difficile da conseguirsi,  potrà ottenersi solo con l’acquisizione di ulteriori elementi quantitativamente validi, come date, gestione, armamento.
Il materiale sinora raccolto è stato sottoposto ad una lettura finalizzata a verificarne le finalità difensive specifiche, in un’ottica che non è quella più ampia del Dispositivo, ma del quale è la manifestazione periferica, per molti aspetti ritenuta la principale, certamente la più immediatamente percepibile.
Questo particolare inquadramento ha consentito di evidenziare 18…20 manufatti, con un passo medio periferico di poco inferiore al miglio nautico.
Le conoscenze sull’armamento di quelli fra questi manufatti destinati alla funzione primaria di interdizione sono ancora modeste, e necessitano di approfondimento, anche se difficile per la genericità specifica dei documenti per ora disponibili.
La lamentata perdita dell’apparato a sporgere di molte torri, sia per gli eventi sismici, sia per crolli o demolizioni conseguenza della loro fragilità intrinseca, venute meno le necessità difensive, ci privano di ulteriori elementi di riflessione, cui l’iconografia disponibile non consente di porre rimedio, salvo un caso (v. Appendice 42).

 

 

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Vincenzo Belli