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Ischia

Si parla di unificazione

Raffaele Castagna

L’unificazione dovrebbe costituire un fenomeno culturale, prima di essere un fatto politico e amministrativo, e nascere da constatazioni fortemente sentite nella coscienza della popolazione. Unire attraverso una semplice operazione di espressione politica, senza avvertire pienamente il tessuto connettivo e il senso della collettività, può rappresentare un salto nel buio.
La storia isolana è storia di campanile, di piccole frazioni, in cui è sempre mancato l’aspetto sociale della mentalità comune; in cui anche da parte delle amministrazioni non si è avuta una prospettiva unitaria di fronte ai problemi; è una storia lunga, caratterizzata da tante vicende di fortuna e sfortuna, di eventi e di opere, mai comune e condivisa, anzi a volte prevaricante da una parte o dall’altra. Neppure il senso politico è riuscito ad agglomerarsi intorno a valori pubblici unitari; anche la fisionomia di ciascun partito si è sempre dimostrata, e si dimostra specialmente oggi, frammentaria e debole, facendo prevalere il particolare: una politica che si pensa possa acquistare e raggiungere una maggiore dimensione soltanto unendo le collettività e sommando le forze elettorali. Unificare per raggiungere un maggiore peso politico negli ambiti istituzionali provinciali, regionali e nazionali rappresenta una dinamica troppo semplicistica che si base sul proposito di annullare l’irrazionalità di una classe politica che non ha proceduto per certi aspetti in una visione unitaria.
Mai le amministrazioni, di fronte ai vari problemi, hanno fatto ricorso preventivamente ad un patto unitario, per una soluzione vista in prospettiva generale e isolana. Anzi questa visione unitaria, per un certo tempo forse manifestatasi con la presenza e l’attività dell’EVI (Ente di Valorizzazione Isola d’Ischia), è mancata del tutto e maggiormente quando si è concretizzato lo sviluppo dell’isola che si è concretizzato in modo per nulla uniforme. Non dimentichiamo che lo stesso Angelo Rizzoli passò presto dalla denominazione “Ischiaterme” a quella di “Lacco Ameno Terme”, allorquando si rese conto che esistevano vedute per nulla comuni sul piano della programmazione e delle cose da realizzare.
Oggi non si può ancora parlare di piccole entità, considerato il notevole aumento della popolazione che si è registrato negli ultimi periodi. Lo status di cinquemila abitanti (la soglia sotto la quale si è a volte proposta una riduzione dei comuni) è stato generalmente raggiunto e superato; fa eccezione Serrara Fontana che però, in quanto per lo più comunità montana e con un territorio esteso dal monte al mare, dovrebbe avere una sua considerazione specifica. L’immigrazione ed il turismo inoltre con la crescita spropositata anche dell’indotto abitativo tendono a creare una sovrappopolazione non solo estiva, per cui verrebbero ad annullarsi quelle circostanze che possono spingere verso una unificazione forzata e non ben compresa da tutti. Che poi oggi non esista, come si dice, una classe dirigente e politica preparata ed in grado di programmare e di operare in modo conforme alle nuove esigenze sociali ed economiche, questa tale realtà resta pur sempre quale remora almeno immediata, in quanto, sommando zero a zero, si avrà sempre zero come risultato e non uscirà dal cappello magico un “deus ex machina” d’occasione.
Leggiamo in un sito internet: «Importanti studi indicano ormai il rilancio del locale (da non confondersi col localismo) come la via moderna per combattere la crisi globale e il degrado della politica. Quello che servirebbe è un rafforzamento dei comuni, non il loro smantellamento; ciò che serve è la salvaguardia di diritti e servizi faticosamente conquistati nel tempo, il mantenimento di una rappresentanza democratica vicina alla gente e ai territori, il rispetto delle identità locali e il rilancio del ruolo dei consigli comunali. E, in tale ottica, promuovere strutture snelle di associazionismo e di coordinamento comunale.
I comuni oggi sono sotto attacco, colpiti nel loro ruolo democratico e civile, privati delle risorse necessarie, sottoposti a vincoli di ogni genere. Territori e cittadini devono continuare a sentirsi vicini a chi li amministra».
Il comune unico non deve allontanare ancora di più dal governo locale, che invece deve essere ritenuto il livello primario. Che poi alcune amministrazioni tutto facciano fuorché stare vicino alle proprie popolazioni, ai relativi problemi, ed interessarsi principalmente alle esigenze della vita quotidiana, non può essere questo un motivo per promuovere una unificazione di necessità e rivoluzionare il funzionamento dei governi locali e la vita dei cittadini. Piuttosto questa diversa visione concernente l’amministrazione dell’isola e dei comuni non deve essere esasperata sì da collocare positivamente o negativamente gli uni o gli altri, poiché, al di là di qualsiasi soluzione, bisogna far vivere uno spirito di territorio e procedere in tale prospettiva.

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