Casamicciola
G. Verga - Novelle sparse, 1883
Quando giunse la notizia del disastro che aveva
colpito Ischia mi parve di rivedere l'isoletta, quale mi era sfilata
dinanzi agli occhi attraverso gli alberi del battello a vapore,
in una bella sera d'autunno.
La mensa era ancora apparecchiata sul ponte, e gli ultimi raggi
del sole indoravano il marsala nei bicchieri. Dei viaggiatori alcuni
s'erano già levati, e passeggiavano su e giù. Altri,
coi gomiti sulla tovaglia, guardavano l'immensa distesa di mare che
imbruniva sotto i caldi colori del tramonto su cui Ischia stampavasi
verde e molle, e dove la riva s'insenava come una coppa. Casamicciola,
bianca, sembrava posare su di un cuscino di verdura.
A tavola due che tornavano dal Giappone discorrevano di seme di bachi.
Una coppia misteriosa era andata a rannicchiarsi a ridosso del
tubo del vapore. Un giovane che non aveva mangiato quasi, e stava seduto
in un canto, pallido, col bavero del paletò rialzato, guardava
l'isoletta con occhi pensierosi e lenti, in fondo alle occhiaie incavate.
Tutt'a un tratto sul profilo dell'isola che spiccava dalla luce diffusa
del crepuscolo, apparve netto e distinto un fabbricato, quasi
sorgesse d'incanto, e l'ultimo raggio di sole scintillò sui
vetri, come l'accendesse.
Quel dettaglio del paesaggio che si animava all'improvviso apparve
così chiaro e luminoso come se si fosse avvicinato d'un tratto.
Tutti si volsero ad ammirare lo spettacolo, e i negozianti di cartoni
giapponesi tacquero un momento. Soltanto la coppia ch'era andata a
nascondersi dietro il fumajuolo non si mosse, e gli occhi del giovane
pallido che teneva il bavero rialzato non si animarono neppure.
Così succede ogni dì; e due sole preoccupazioni bastano
per sé stesse, l'amore e la malattia, l'origine e la fine della
vita. Quasi cotesta riflessione fosse venuta istintivamente a
tutti in quel momento, si cominciò a parlare dell'azione
benefica che hanno le acque e l'aria di Casamicciola, e dei malati
che vanno a cercarvi la salute o la speranza. Invece il giovane
dal paletò, pensava probabilmente, come si fa delle cose che
si desiderano, alle gioie tranquille e ignorate che dovevano esserci
in quell'isoletta verde, fra quelle casette bianche, dietro quei vetri
scintillanti. E quando i vetri si spensero, e la casa si dileguò ad
un tratto quasi al mutare di una lanterna magica, e i contorni dell'isoletta
sfumarono nel mare livido, il suo volto si offuscò.
Adesso quella casetta bianca è forse distrutta, e degli occhi
senza lagrime e senza sorriso ne contemplano le rovine, dalle
occhiaie incavate, su dei visi pallidi.