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Questo antico e rinomato Hotel che si ergeva sull’aprica collina della Sentinella, in quel di Casamicciola, fu costruito, poco dopo la sua venuta nella ridente cittadina termale, dal signor Almerico Monti appartenente al ramo nobile di detto casato della città di Brescia, già citato nel secolo XII.
L’approdo all’isola verde avvenne al cadere del ‘700. Ivi acquistò vasti lotti di terreno che comprendono l’area che si protrae dall’attuale Osservatorio Geofisico sino alla Villa Zavota (1) e che per la sua estensione allora si nominava “lo stradone”, venendone a sud limitato con recinto ed ingresso con cancello all’imbocco di Via Grande Sentinella.
L’albergo, crollato per il noto sisma del 1883 e di cui esistono alcune foto delle proprie rovine, prese tale nome perché situato su quella collina alta 125 metri che fa da sperone nel mare, dominando e scrutando l’orizzonte, a nord ovest fino a Gaeta, allora confine del regno di Napoli, ad oriente il golfo partenopeo. Costruito con la locale pietra di tufo verdognolo, nei primi anni del XIX secolo, era completato dall’abitazione privata del Monti nel lato nord, presso la quale sorgeva una guardiola di caccia.
Dopo il menzionato terrremoto su tutta l’area descritta, oltre la stazione geosismica, sorse la baraccapoli (in pietra alla base e legno nelle sovrastrutture), che ha costituito l’attuale Rione Regina Margherita (2). L’albergo che fu tra i primi a memoria d’uomo a sorgere sull’isola tutta (se si eccettua quello cinquecentesco del Rostinale in Perrone, dovuto alla famiglia Ingarriga), dava accoglienza ad ospiti e stranieri che frequentavano Casamicciola e l’isola. Tra l’altro fu ricovero per un giorno del re di Napoli Joachim Murat, durante la sua sventura che doveva concludersi con la sua fucilazione avvenuta a Pizzo Calabro il 13 ottobre 1815.

Cosa resta ai nostri giorni di questo antico ostello? Praticamente nulla se non qualche rudere delle proprie vestigia all’estrema punta del promontorio, a seguito delle varie trasformazioni.
Ma torniamo al suo fondatore e proprietario per poter dare notizie intorno a questa famiglia. Figlio di Almerico Monti (fu Nicola) era Silvestro che aveva sposato la farmacista del Lacco ed era anch’esso notaio di professione. Di lui, gli eredi posseggono ancora oggi documenti originali, tra i quali quello che attesta la nomina a notaio per l’isola d’Ischia datato Napoli 27 dicembre 1824 e firmato da Ferdinando I, re del Regno delle Due Sicilie. E il medesimo Silvestro, già due anni prima della sua nomina, si era fregiato di un importante titolo diplomatico da parte del Consolato Britannico che recava la seguente dicitura: «Noi Cavaliere Enrico Lushington Console Generale per la sua Maestà Britannica presso S. M. il Re del Regno delle Due Sicilie residente in Napoli, non potendo essere in persona nell’isola e posto d’Ischia e abbisognando colà soggetto di probità e di esperienza che firma le nostre prescrizioni, opportuni aiuti ai sudditi, Capitani e Padroni e Bastimenti britannici, nominiamo e deleghiamo il Sig. Silvestro Monti di Sentinella Viceconsole Britannico nella detta isola d’Ischia affinché in nostra vece disimpegni le funzioni consolari a norma delle istituzioni che gli verranno da noi contemporaneamente trasmesse e affinché il detto S. Monti sia in tal qualità riconosciuto, e possa godere degli onori e privilegi annessi alla sua carica, gli abbiamo spedita la presente commissione firmata di nostra mano e munita del sigillo Consolare (Data dal Consolato Generale Britannico
Napoli 22 Novembre 1822
E. Lunshington (3),
Cons. Gen Britannico.

Il nostro Silvestro, tra l’altro, aveva conosciuto Giuseppe Garbaldi dal quale ricevette stima, encomi e una sciabola in ricordo. Suo figlio Ignazio, anch’esso notaio, si unì in matrimonio con Caterina Senese, dalla quale unione nacque in Casamicciola il dì 29 ottobre 1901 Almerico, di nostra felice memoria, padre dell’amico Ignazio, cofirmatario di queste succinte note.
                 Domenico di Spigna
                 Ignazio Monti

1) Secolare cognome di Casamicciola risalente al sec. XVI.
2) Esso prende tale denominazione dalla regina Margherita di Savoia.
3) Sir Henry Lushington nel 1826 aveva acquistato in Napoli un sito a fianco della Chiesa di Santa Maria della Fede, creandovi il cimitero acattolico, conosciuto anche come “cimitero degli Inglesi”, luogo che avrebbe di poi accolto le sue spoglie, quelle del famoso pittore Pitloo, del botanico Friedrich Dehnhardt e di altri notevoli personaggi stranieri. Successivamente ampliato (1852) è stato poi chiuso nel 1893 quando la zona è stata interessata dallo sviluppo urbanistico del Risanamento e sostituito dal nuovo Cimitero Inglese alla Doganella, questo adiacente al Cimitero di Santa Maria del Pianto. Nel 1980 l’area è stata rilevata dal Comune ed adattata a giardino pubblico. Il parco, molto curato, è stato liberato da tutte le tombe e completamente rifatto nei viali; tuttavia presenta ancora diversi monumenti funebri particolarmente interessanti.