Periodo angioino (1266-1435)
di
Giovanni Castagna
Nel
1266 Carlo d'Angiò sconfisse a Benevento Manfredi, figlio naturale
di Federico II, e divenne padrone di tutti i domìni appartenenti
ai Normanni e agli Svevi. Trasferì la capitale del regno da
Palermo a Napoli. Nel 1282, la rivolta dei Vespri Siciliani vide sollevarsi
Palermo e cacciare i Francesi, imitata dalle altre città dell'isola.
Pietro III d'Aragona accorse in aiuto dei rivoltosi e, dopo una guerra
di vent'anni, con la pace di Caltabellotta (1302) fu sancita la divisione
del regno: la Sicilia agli Aragonesi, Napoli e il meridione d'Italia
agli Angioini. Pietro III, promettendo aiuti, aveva invitato anche
gli Ischitani a ribellarsi agli Angioini, ma solo nel 1297 l'ammiraglio
Ruggero Loria poté impossessarsi del Castello. I tentativi
degli Angioini per riprendersi l'isola furono contrastati dall'ischitano
Piero Salvacossa, ma lo stesso ne trattò la resa nel 1299.
Carlo II d'Angiò gli concesse ufficialmente il perdono, come
"a tutti gli abitanti di Ischia che si erano ribellati insieme
a lui e avevano aderito agli Aragonesi". Concesse anche che l'isola
restasse demaniale in perpetuo. Nel periodo in cui Ischia appartenne
alla Sicilia (1287-1299) è ambientata la sesta novella della
quarta giornata del Decamerone, in cui Giovanni Boccaccio narra il
rapimento, da parte di marinai siciliani, di Restituta Bulgaro, una
bellissima giovinetta ischitana, che viene poi liberata dal suo giovane
innamorato, nipote di Giovanni da Procida. Le ricerche di Salvatore
Fodale hanno, d'altra parte, attestato la presenza di numerosi ischitani
in Sicilia, confermata anche, nella toponomastica palermitana, dal
nome di un cortile detto degli Ischisani. In questo periodo compaiono
toponimi di villaggi restati inalterati fino ad oggi, mentre altri
ci sono ancora oscuri. Il Castello comincia ad assumere la propria
funzione di protezione rispetto ai casali sparsi; si sviluppò
il centro Borgo Mare o Borgo Celsa (l'odierna Ischia
Ponte), ove, fra l'altro, sorge il complesso del convento agostiniano
di Santa Maria della Scala.
Per la sua posizione strategica il Castello fu fortificato ancor più
e vi sorsero anche case patrizie. Carlo fece, inoltre, costruire un
porto ai piedi del Castello per la flottiglia militare e mercantile,
con bacino di carenaggio e cantiere. Gli uomini di Ischia erano padroni
di una numerosa flotta, la cui presenza è testimoniata nei
porti, fra tanti altri, di Venezia, Bari, Palermo, Pantelleria, Roma,
Tunisi, Libano. Vascelli ischitani trasportarono, inoltre, vettovaglie
e soldati a Tunisi per il re di Francia, Luigi IX il Santo. Nel gennaio
1301 (o 1302) vi fu l'eruzione, detta di Fiaiano, terribile e prolungata,
"che distrusse ogni segno di presenza umana lungo la traiettoria
della colata lavica". Quando tutto si placò, gli abitanti
ritornarono e, per lo più, si insediarono nel Borgo Mare, intorno
al convento dei Frati Agostiniani, ove l'abitato si andava sempre
più infittendo. Nel 1320, fu ospite del Castello il re Roberto
d'Angiò, principe dotto e protettore delle lettere, che accolse
alla sua corte Petrarca e Boccaccio. Era accompagnato dalla moglie
Sancia e da dignitari. Fu ricevuto con grande sfarzo dal governatore
conte Cesare Sterlich.