Il Castello d'Ischia
di
Carmine Negro
L'isolotto che si eleva 113 metri sul livello del
mare nello specchio d'acqua antistante l'antico Borgo di Celsa,
attuale Ischia Ponte, nacque da un'eruzione vulcanica tra i 280.000
e i 340.000 anni fa. Secondo alcuni studiosi lo scoglio in mezzo
al mare fu fortificato da Gerone, tiranno di Siracusa, nell'anno
474 a. C. Ma la mancanza assoluta di cocci di età greca
o romana, mentre le colline di Cartaromana e la marina di Ischia
Ponte ne sono piene, e le scoperte archeologiche (gennaio 1971)
sul fondo marino di insediamenti risalenti al periodo ellenistico
romano, hanno consentito altre ipotesi.
Per Pietro Monti (Ischia, archeologia e storia) l'isolotto
altro non era che un'altura di un'antica e operosa terra che aveva
legato la sua fortuna allo scalo portuale che si apriva su due versanti,
ad est e a nord del Castello. Questa terra era Aenaria (aena
= bronzo, rame, piombo, metallo in genere), città fiorentissima
per le numerose industrie di metallo, nata verso il secolo IV a.
C. e finita improvvisamente tra il 130 e il 150 d. C. La distruzione
ed immersione della città fu immediata e, come da comunicazione
del 10 ottobre 1978 del prof. A. Rittmann, assegnata probabilmente
all'eruzione del Montagnone-Maschiatta accompagnata da forti terremoti
ed assestamenti vulcano-tettonici. Con la città - i resti
sono attualmente 8/9 metri sotto il livello del mare - scomparivano
le fabbriche di terracotte, l'industria dei metalli, la plumbaria
di Gneo Atellio, la fucina per le armi. Secondo questa ipotesi lo
sprofondamento causò il distacco dell'isolotto-castello dall'isola
madre.
Una cosa è certa. S. Gregorio Magno in una lettera del 598
parla non di una, ma di due isole. Più tardi con l'incremento
dell'abitato sull'isolotto-castello, il toponimo Insula si
rivelò incompleto e fu necessaria l'aggiunta di Major (Insula
Major) in contrapposizione al Castrum.
Il Castello dall'VIII al IX secolo era eretto a fortezza, ed era
la sede del conte che governava pure su tutta l'isola.
Nel 991 in due sermoni su S. Costanzo di Capri si narra che i Saraceni,
dopo varie incursioni nelle città campane, approdarono all'Isola
Maggiore e combatterono con accanimento contro Girone senza riuscire
ad espugnarla.
Fu Carlo d'Angiò, incoronato re di Napoli, nel XIII secolo,
a far costruire sulla cima dell'isolotto un mastio quadrangolare
isolato a strapiombo, chiuso con mura massicce e con ai due angoli
ad est incastrati due torrioni cilindrici. Gli Angioini fecero inoltre
costruire nello specchio d'acqua prospiciente il Castello un porto
che consentì vantaggi favolosi alla cittadella sulla rocca
e a quella sulla terra plana.
La roccaforte sotto gli Angioini conobbe un'era di grande prosperità.
La vita artistica e culturale risplende nei sopravvissuti affreschi
della cripta e nei resti monumentali di un mausoleo.
Nel 1423 Alfonso d'Aragona, prima di conquistare il regno di Napoli,
mentre era ospite dell'amico Michele Cossa, fa conquistare dai suoi
soldati la base militare e poi il Castello stesso. Ed è da
qui che parte, nel 1441, il comando per l'assedio di Napoli prima
dell'ingresso trionfale del 26 febbraio 1443.
Il sovrano, chiamati intorno a sé i più grandi artisti
ed i migliori esperti di urbanistica, fece trasformare il castello
in un vero baluardo. Tra le grandi opere da lui create merita il
primo posto il traforo scavato nel seno della roccia: un'immane
galleria sbarrata da cinque porte con feritoie e spie che porta
sulla roccaforte; fa erigere enormi ed inaccessibili muraglioni
di sostegno lungo i costoni a picco sul mare; fa riparare il ponte
di fabbrica che univa l'isolotto con l'Isola Maggiore; fa piazzare
un ponte levatoio di legno. Nell'interno del Castello, offerto in
dono alla seducente Lucrezia d'Alagno, si tenevano spesso banchetti
e festini brillanti.
Ricordare
in questa breve trattazione quanti personaggi sono passati sull'isolotto
castello, ivi soggiornando per periodi più o meno lunghi,
è arduo, e pertanto ci limiteremo a citarne alcuni tra i
più significativi.
Le truppe francesi, quando sul finire del XV secolo, conquistarono
il regno di Napoli, non trascurarono di cingere d'assedio il Castello
d'Ischia. L'assedio si risolse in un completo fallimento, perché
gli Isolani respinsero gli attacchi nemici, infliggendo loro considerevoli
perdite. La strenua difesa del Castello fu organizzata e diretta
da Costanza d'Avalos, donna di straordinario coraggio che, per la
fedeltà dimostrata agli Aragonesi, ebbe da Ferdinando il
Cattolico, con privilegio del 10 marzo 1503, il Governo a vita
sull'isola d'Ischia.
La fama dell'intrepida castellana volò per i paesi d'Europa:
Costanza si manifestò donna eccezionale fino ad attirare
per la sua grazia e la sua cultura i poeti, gli artisti e i sapienti
più noti di Napoli e d'Italia.
Nella cattedrale del Castello, eretta nel XIV secolo, il 27 dicembre
1509 furono celebrate le nozze di Ferrante d'Avalos, nipote di
Costanza, con Vittoria Colonna. E qui la poetessa concepiva sonetti
per lo sposo lontano e per i suoi gloriosi trionfi, e poi, dopo
la tragica notizia della morte di Ferrante (1525), per il "suo amore scomparso".
Il Castello era la meta preferita di Giovanna e Maria d'Aragona,
di poeti e cavalieri, in un fervore letterario che era completato
da una vita mondana non priva di fascino e di suggestione; esso
divenne il luogo dove trascorrere in tranquillità i periodi
più calamitosi attraversati dal regno di Napoli.
Verso la metà del Cinquecento la fortezza d'Ischia riuscì
a contenere migliaia di persone, oltre ad edifici civili, chiese
e vescovado.
Beatrice Quadra con l'atto pubblico del 10 settembre 1574 dona
il grande palazzo d'Avalos a due piani situato sul Castello ed
esso viene trasformato in convento. I saloni del palazzo furono
divisi in celle e in cappella claustrale; il giardino recintato
da alte mura. Il 14 luglio 1577 il vescovo isclano Fabio Polverino
proclamò
la clausura. Beatrice Quadra per il sostentamento del convento donò
inoltre terreni situati in Barano e Casamicciola.
Nel sottosuolo del convento fu situato l'ossario delle suore: impressionanti
"scolatoi" su cui si deponevano i cadaveri per farli essiccare.
All'inizio del '500 si introdusse infatti l'usanza dei cosiddetti
"scolatoi", volgarmente "cantarelle". Si disponeva
seduto il defunto su uno di questi "seditoi", sino a che
il cadavere, espulsi gli umori nel vaso sottostante, disseccasse:
l'operazione era detta "scolare"; lo scheletro veniva
poi deposto in un loculo.
Sulla fortezza d'Ischia nel 1654 nasceva Carlo Calosirto, il futuro
S. Giovan Giuseppe della Croce.
Con l'avvento dei Borboni, l'isola d'Ischia iniziò a governarsi
con propri sindaci e deputati eletti dalle Università. Sul
Castello dimorava il Governatore borbonico a cui era demandato
il comando militare dell'intera isola.
Nel 1799 il Castello è adibito a Bagno penale provvisorio.
La comunità di suore, viva per ben 334 anni, nel 1809, in
seguito alla legge di soppressione dei monasteri emanata da Murat,
fu sciolta d'autorità. Le ultime sedici suore, l'anno 1810,
trovarono temporaneo rifugio nella nobile Casa Lanfreschi ed in
seguito nel convento dei Frati Minori, anch'essi espulsi dall'isola
d'Ischia. Con la soppressione del 1866 le Clarisse si estinguevano
definitivamente.
Nel 1823 il Castello divenne ergastolo ufficiale. Nel 1851 è
il calvario dei condannati politici. Nel 1874, passato alla Direzione
Generale delle carceri, si trasforma in una colonia per delinquenti
comuni. Nel 1890, dietro ripetute istanze, la colonia fu soppressa.
Nel 1912 lo Stato esponeva il Castello in vendita al pubblico incanto.
L'avv. Nicola Mattera d'Ischia acquistò il complesso per
il prezzo a base d'asta di 25.000 lire. Nel 1914 il Comune d'Ischia
adottava una delibera consiliare tesa a far dichiarare il complesso
monumento nazionale.
Nel 1966 il Ministero della Pubblica Istruzione, in base alla legge
2 giugno 1939 n. 1809 dichiarava il Castello d'Ischia "particolarmente
importante... perché complesso monumentale di eccezionale
interesse storico e artistico".