La tradizione greca e latina
di
Raffaele Castagna
"Ricchissima è la letteratura sull'isola d'Ischia",
come scrive W. Frenkel nella sua Guida (1928); e, poiché testimonianze
significative sono già presenti nella più antica cultura
greca e latina, non può apparire strano che molti autori
abbiano fatto ricorso alle primitive favole e cercato di armonizzare
ad esse i natali, i fenomeni, gli splendori e gli orrori naturali
dell'isola.
"L'Ellade, la grande fucina dei miti nel loro aspetto più
giocondo e seducente, ne importava dovunque le sue navi approdassero.
E, poiché coloni elleni, navigando verso l'Occidente, approdarono,
prima che altrove, alle isole e alle spiagge del Tirreno tra monte
Circello e il promontorio di Miseno, ivi troviamo e Circe e le Sirene
e l'Averno e i regni di Plutone e l'antro della Sibilla Cumana e Tifeo
e i Giganti e le Ninfe... Luoghi che paiono naturale sede di miti
e quasi fatti appunto per la poesia divina del cantore di Ulisse e
di quello di Enea" (C. Fiorilli - Ischia nel mito, nelle leggende,
nella storia, in Rassegna Nazionale, Firenze, anno XXXII
vol. CLXXI, gennaio 1910).
Il mito di Tifeo è rievocato dalle più remote annotazioni
in cui gli studiosi, pur non sempre con fondate convinzioni, hanno
visto rappresentata anche l'isola d'Ischia.
Omero (VIII sec. a. C.) riporta l'espressione che ha dato modo
di formulare le prime denominazioni riguardanti la località occupata
dai pionieri della colonizzazione greca. Volendo dare il senso
di come rimbombi la terra al calpestio delle schiere in marcia
(".... ed alla pésta dei trascorrenti piedi il suol s'udìa
rimbombar"), il poeta dice che altrettanto si verifica
quando si agita Tifeo, flagellato dai fulmini di Giove, là in
Arime (Arima) o fra gli Arimi (ein Arìmois), dove
appunto si trova la sua "camera da letto":
Omero, Iliade, II, vv, 781/3
La terra gemeva, come quando il fulminante irato
Giove fra gli Arimi flagella Tifeo e la terra
che gli è, a quanto si dice, duro letto.
Poiché anche l'isola d'Ischia era soggetta ai fenomeni citati, se ne volle attribuire la causa ai medesimi eventi, immaginando un Tifeo sepolto sotto il suo monte (Epomeo) ed estendendo a questa terra la denominazione di Arime.