Home  |  Indietro

Tradizione classica 1
Tradizione classica 2
Tradizione classica 3
Tifeo
Strabone
Jacopo Sannazaro
Ludovico Ariosto
Il Castello

 


Ischia e J. Sannazaro

di Raffaele Castagna

Molti riferimenti mitici troviamo riportati e adattati a varie esigenze nelle opere di Jacopo Sannazaro (Napoli 1456-1530):

Arcadia - prosa duodecima:
.....e poi sotto la famosa Enaria, la quale voi mortali chiamate Ischia, ti mostrerei il furioso Tifeo.
Il poeta sogna di essere condotto sotto terra da una Ninfa ("seguita i miei passi, ch'io son Ninfa di questo luogo") e finge di vedere alcune meraviglie che sono nel Regno di Napoli.

Arcadia - egloga duodecima:
Talor d'una alta rupe il Corbo crocite
absorbere a tal duolo il mar dovrebbesi
Ischia, Capri, Ateneo, Miseno e Procida.

Filli, la fanciulla teneramente amata dal poeta (Carmosina Bonifazio), è morta e a tal dolore sembra partecipare il mondo circostante. Piangono i mirti e piangono le Ferule, e un corvo gracida che il mare dovrebbe inghiottire (absorbere) Ischia e i luoghi che le son da presso.

Egloga Piscatoria II:
Quin etiam Aenaria, si quidquam credis, ab alta
saepe vocor. Solet ipsa meas laudare Camenas
In primis formosa Hyale...

Il poeta invoca Galatea, graziosa Ninfa marina, prediletta nelle leggende della Sicilia e della Magna Grecia, ma essa sembra non ascoltare i suoi richiami. Dall'alta Aenaria egli è invocato e lodato per la sua poesia, ma in lui prevale il rammarico che Galatea non si curi di lui.

Egloga Piscatoria III:
Tum Chromis Inarimen spectans, his, inquit, ab oris
(Ah dirum exilium) nostrae solvere carinae:
cum Regem post bella suum comitata juventus
ignotis pelagi vitam committeret undis.

Alcuni pescatori descrivono i luoghi e la pesca lungo la costa partenopea. Allora uno di essi, Cromide, indicando Inarime: da queste piagge - dice - (ah duro esilio) salpò la nostra nave, quando... Ferdinando II sconfitto (1495) a San Germano dall'esercito di Carlo VIII e, giudicando inutile ogni resistenza, sì ritirò in Ischia, ove rimase finché, partito il re di Francia e ricevuti soccorsi dalla Spagna, che gli inviò Consalvo di Cordova, recuperò il regno. A Ferdinando II successe nel 1496 Federico d'Aragona, ultimo degli Aragonesi del ramo legittimo. Questi, vistosi impotente a sostenere la doppia inimicizia del re di Francia, Luigi XII, e di Ferdinando V di Spagna, abbandonò il regno e si diede nelle mani del re francese, da cui ebbe il ducato d'Angiò. Il Sannazaro lo accompagnò nell'esilio.

Nella stessa egloga:
O Proteu, pastor liquidi maris, o pater; o rex
Quaere Pithecusas tu, cui licet. (...)
Est Veneri Cypros gratissima, Creta Tonanti,
Iunonique Samos, Vulcano maxima Lemnos:
Aenaria portus Hyale dum pulchra tenebit,
Nec Samos Aenariam vincet, nec maxima Lemnos.

O Proteo, pastor del limpido mar, o padre, o re, férmati in Ischia e dì alla superba Iale che tu pascoli le foche nel mar... (...) E' Cipro cara a Venere, Creta al Tonante, Samo a Giunone e Lemno a Vulcano: finché la bella Iale sarà qui in Aenaria, né Samo, né Lemno saranno famose più di Aenaria (Proteo, dio marino, servo di Nettuno, al quale nel mare egizio pascolava i greggi di foche; aveva il dono della profezia, ma profetizzava soltanto se costretto e legato, e si mutava in svariate forme).

Egloga Piscatoria IV:
Ut nisu ingenti partes de monte revulsas
Aenariam, Prochytemque altis immiserit astris :
Ac totum subito coelum tremefecerit ictu.

In questa egloga il poeta celebra le antiche glorie della cara patria, come le avevano ascoltate Melanzio e Frasidano, due pescatori, dal dio Proteo, mentre raddolciva con il suo canto le foche; tra l'altro, il dio ricorda come un tempo Tifeo sfidasse gli dei con l'aiuto delle Furie e "come con grande sforzo avesse scagliato verso il cielo Ischia e Procida, svèlte dal monte; e tutto il cielo abbia fatto tremare per un colpo improvviso, allor Giove con la celere destra branditi i fulmini, sconvolse le schiere immani e comandò che Baia, ardente di zolfi, testimoniasse la vittoria".