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Tradizione classica 1
Tradizione classica 2
Tradizione classica 3
Tifeo
Strabone
Jacopo Sannazaro
Ludovico Ariosto
Il Castello

 


Strabone

di Raffaele Castagna

Di fronte al Capo Miseno c'è l'isola di Procida, che è un pezzo distaccato di Pitecusa. Pitecusa fu colonizzata da Eretriesi e Calcidesi, i quali, sebbene vi prosperassero per la fertilità del suolo e per le miniere d'oro, l'abbandonarono, (innanzitutto) per discordie tra loro, in seguito anche perché atterriti dai terremoti e dalle eruzioni di fuoco, del mare e di acque calde. L'isola è infatti soggetta a tali emanazioni, per cui anche i nuovi coloni mandati da Ierone, tiranno di Siracusa, abbandonarono sia la fortezza da essi costruita, sia l'isola. Vi giunsero poi e l'occuparono i Napolitani.
Di qui si diffuse la leggenda che sotto quest'isola giace Tifeo, e che, quando egli si agita, vengono fuori fiamme e acque, e a volte anche piccole isole aventi acque bollenti. Per cui giustamente Pindaro, partendo appunto da fatti abbastanza noti, scrisse che il tratto da Cuma alla Sicilia è vulcanico e che nelle sue profondità si nascondono certi anfratti comunicanti attraverso un unico condotto sia tra loro che con il continente. Donde emerge che hanno la stessa natura sia l'Etna, come si trova riportato in tutte le descrizioni, sia le isole Lipari, la regione di Dicearchia, Napoli, Baia, e infine l'isola di Pitecusa. È dunque con cognizione di cause che Pindaro ha potuto indicare Tifone giacente contemporaneamente sotto tutti questi luoghi:

...... Or dunque
...... opprimono il suo petto irsuto
...... sia le rive di Cuma cinte dal mare,
...... sia l'isola di Sicilia.

Timeo riporta inoltre che presso gli antichi era diffusa una serie di fatti straordinari sull'isola di Pitecusa. Poco prima dei suoi tempi il monte Epomeo, che si eleva nel mezzo dell'isola, fu scosso da terremoti ed eruttò fuoco e rigettò (di nuovo) in alto mare tutto ciò che era posto tra se medesimo e la riva; nello stesso tempo una parte del suolo, ridotta in cenere e scagliata in alto, ricadde come un turbine sull'isola; e il mare si ritrasse per tre stadi e, ritornando poco dopo indietro, con il riflusso inondò l'isola spegnendovi il fuoco; tale fu il fragore che gli abitanti della terraferma fuggirono dalla costa verso la regione interna della Campania.
Sembra che le acque termali qui presenti guariscano coloro che soffrono di mal di pietra. Anticamente Capri aveva due cittadine, poi ridotte ad una sola. I Napoletani occuparono anche questa ma, avendo perduto Pitecusa nel corso di una guerra, la ottennero di nuovo per concessione di Cesare Augusto, che peraltro rivolse a Capri tutte le sue preferenze e ne fece la sua residenza, costruendovi varie abitazioni.